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mercoledì 16 dicembre 2015

L'asino, il bue... e la nuova creazione

Alluvioni e disboscamento, sconvolgimenti climatici … C’è di che parlare, anzi se parla già molto. Forse troppo. E come al solito tanti parlano per tirare le ragioni dalla propria parte. Io direi che anzitutto c’è di che pensare. Perché molti riducono il tutto ad un problema “tecnico”: quasi fosse solo un problema di migliore organizzazione, di protocolli di comportamento da definire. E con buona pace di tutti – per me - non è nemmeno politico ( se non per qualche suo aspetto). Prima ancora io direi che è un problema culturale e – per chi crede – un problema teologico. Ma non in senso riduttivo (come una lettura fondamentalista della Bibbia potrebbe indurre a credere) , falsamente apocalittico, per cui la rovina del creato sarebbe l’indizio della prossima fine del mondo, ma secondo una vera lettura del testo biblico in cui i dati dell’Apocalisse (ma anche alcuni significativi testi paolini) riprendono le idee della Genesi e di tutta la tradizione biblica. Tradizione che si potrebbe sintetizzare nella seguente affermazione: pur avendo in sé anche una radice ontologica diversa, l’uomo condivide il suo essere “animale” (nel senso etimologico di possessore del “respiro della vita”) con tutte le altre creature, e per il suo essere fatto di polvere del suolo condivide poi la stessa finitudine di tutta la materia del creato. Per questo c’è una solidarietà tra l’uomo, gli animali e il creato più stretta (e quindi più vincolante) di quanto si possa immaginare a prima vista. Per questo un salmo può affermare “uomini e bestie tu salvi, Signore”. Anzi il destino della salvezza per Paolo si estenderà a tutta la creazione che per ora geme e soffre “le doglie del parto” finché “Dio sarà tutto in ogni cosa del creato”. Il ruolo dell’uomo allora qui non è certo quello di un dominio (che si è in pratica tradotto in sfruttamento irrazionale del creato) ma di una salvaguardia “attiva” che conduce pian piano il creato tutto verso la consapevolezza piena (la “noosfera” di Theilard De Chardin) della sua finalità teo-logica. Perché il “paradiso” non sarà il luogo della beatitudine solo delle anime (ahi! Dante, quanti danni hai fatto!): sarà la “nuova creazione”, cioè l’universo interamente rinnovato e giunto alla pienezza per cui era stato creato. Il racconto del primo capitolo della Genesi ci mostra un principio che è anche la descrizione della meta finale. Ecco perché la Bibbia ci parla non solo di immortalità dell’anima (ahi! Benedetta filosofia greca infiltrata nella teologia, anche tu quanti danni hai fatto!) ma ci parla di resurrezione dei corpi: il che già a dirsi è radicalmente diverso!
Confesso che il tema del creato è, anche per un prete, un tema difficile da affrontare senza aver prima superato tanti pregiudizi, primo fra tutti un “antropocentrismo” sbagliato che ci fa sentire al centro del mondo e isolati dominatori dell’universo. Non è un problema di ecologia o ambientalismo o animalismo, né si può risolvere il tutto dell’unico destino dell’uomo e del creato facendolo discendere dalle scimmie. E’ il problema di reimpostare un nuovo rapporto con tutta la creazione, a partire dagli animali. La Bibbia testimonia episodi quale quello dell’asina di Balaam capace di vedere l’angelo del Signore e di rimproverare il profeta che invece non l’aveva visto (bellissima la meditazione di Paolo de Benedetti in proposito). E gli animali a Ninive faranno anch’essi penitenza per la predicazione di Giona. Ma anche la tradizione – e ci fermiamo a Scicli – ci parla dei buoi che tiravano il carro col feretro di San Guglielmo che decidono la chiesa dove deve essere seppellito, o dei buoi che a Jungi si inginocchiano indicando il luogo dove era stata sepolta la pisside con il Santissimo Sacramento rubata a Santa Maria La Nova. Per non parlare del Francesco che predica agli uccelli e parla col lupo. E se non fossero solo fioretti?
E’ questa la domanda che mi sto portando dentro in questi giorni: “e se la storia della mucca pazza ci dovesse costringere non solo a cambiare abitudini alimentari ma il nostro stesso rapporto con gli animali? E se il buco dell’ozono ci dovesse costringere non solo a trovare fonti non inquinanti ma a ritornare a trovare nei cieli anche la sede di Dio?”
Allora forse l’asino e il bue, la stella e gli angeli del presepe quest’anno ci diranno qualcosa di più. E forse diventeremo non soli più buoni.

Buon Natale.

sabato 5 dicembre 2015

Il presepe? Un ponte, non un muro!

DEDICATO A TUTTI GLI IGNORANTI (PRESIDI, MAESTRE ED AFFINI) CHE CREDONO CHE IL NATALE OFFENDA I MUSULMANI: IN VERITA' L'ISLAM AMMIRA MARIA E LA SUA VERGINITA' E IL PARTO VERGINALE DI GESU' GRANDE PROFETA INVIATO DA DIO COME SEGNO PER LA CONVERSIONE DEGLI UOMINI.
IL CORANO SURA XIX “DI MARIA”
Il nome della sura deriva dal versetto 16 .
Maria è la donna tramite la quale Allah (gloria a Lui l'Altissimo) ha voluto dare un segno particolare: “In verità o Maria Allah ti ha prescelta; ti ha purificata e prescelta tra tutte le donne del mondo” (III, 42) e il segno è stato Gesù suo figlio, nato per volontà dell'Altissimo, divina creazione nella generazione umana: “...un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra” (XIX, 21). Tutta la vicenda di Maria è dolcemente contraddistinta dall'abbandono ad Allah e da una purezza delle intenzioni che ne fa una figura angelicata; l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse che Maria, insieme a Fâtima, Khadîja e Asiya (la sposa di Faraone che salvò Mosè dal Nilo) è una delle signore del Paradiso.
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1. Kâf, Hâ', Ya', Aîn, Sâd.
LA NASCITA DÌ GESU’ DA MARIA VERGINE
16. Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente.
17. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito* che assunse le sembianze di un uomo perfetto.
*[“il Nostro Spirito”: l'angelo Gabriele (pace su di lui)]
18. Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!”.
19. Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”.
20. Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”.
21. Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: "Ciò è facile per Me... Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita"”.
22. Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano.
23. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: “Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!”.
24. Fu chiamata da sotto: “Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi;
25. scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi.
26. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di': "Ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno"”.
27. Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: “O Maria, hai commesso un abominio!
28. O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio, né tua madre una libertina”.
29. Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: “Come potremmo parlare con un infante nella culla?”,
30. [Ma Gesù] disse: “In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta.
31. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finché avrò vita,
32. e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento, né miserabile.
33. Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita”.
34. Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi dubitano.

mercoledì 26 dicembre 2012

BESTIE E BESTIALITA'

Per caso prima di Natale mi trovavo davanti al televisore. In uno dei talk show c'è l'intervista ad un prete (a me sconosciuto) che fra l'altro sponsorizza un suo libro. Il giornalista gli chiede lumi sul fatto che il papa nel suo ultimo libro parla dell'assenza del bue e dell'asino nei vangeli della nascita.
Il prete gioca a fare il dotto ma è evidente il suo imbarazzo perché mostra di non aver letto il libro del Papa e quindi sconosce  la spiegazione del papa a partire dalla profezia sull'asino e il bue che conoscono il loro padrone a differenza di Israele che non riconosce il suo creatore... Ma se anche non ci fosse stato il libro del papa questa interpretazione è così antica ed evidente che la presenza di bue ed asino la troviamo già nelle raffigurazioni della nascita dei primi secoli, per cui quel prete avrebbe dovuto conoscerla!
E invece? Che sento dire? Che sì, è vero, nei vangeli non c'è traccia di bue ed asino e nessuno prima ne ha parlato o li ha raffigurati: è stata una invenzione di San Francesco che non solo ha inventato il presepe (sic! ancora con queste leggende metropolitane) ma dovendolo ambientare in un stalla (sentite sentite) per creare l'atmosfera da stalla (ri-sic!) ha creduto bene metterci il bue e l'asino!
Vi evito le altre baggianate.
E poi ci meravigliamo che la gente non viene in chiesa: se quel prete predica come parla nelle interviste...
Mi chiedo se non sia il caso di allargare lo spazio nella stalla per metterci un'altra bestia da presepe...

    La seconda assemblea sinodale: un evento di Chiesa.   Doveva essere l’ultima assemblea del cammino sinodale delle Chiese in Italia...