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martedì 17 aprile 2012

Tutti i motivi per cui ringraziamo papa Benedetto e gli auguriamo lunga vita

di Stefano Fontana (da L'occidentale)

17 Aprile 2012
Il 16 marzo scorso Joseph Ratzinger ha compiuto 85 anni. Il prossimo 19 marzo Benedetto XVI concluderà il settimo anno di pontificato. C’è un affetto particolare che lega i fedeli alla persona del Papa, c’è una fede particolare che li collega a Pietro.
Il pontificato di Benedetto XVI rimarrà nella storia della Chiesa come uno dei più importanti.
La sua grandezza è inversamente proporzionale alla sua umiltà.
La linea da lui indicata è così nitida, argomentata, forte e rispettosa da sconfiggere anzitempo tutti i suoi detrattori.
Con Benedetto XVI la Chiesa sta uscendo dalla confusione del post concilio.
Ci vorrà ancora molto tempo perché il percorso indicato filtri nel tessuto ecclesiale, non ci facciamo troppe illusioni e probabilmente anche lui non se ne fa, ma indietro non si torna: dove miravano Paolo VI e Giovanni Paolo II, là ci ha condotto Benedetto XVI. Potranno essere precisati alcuni dettagli non trascurabili, ma il grosso è stato fatto.
Molte cose si dimenticheranno anche di lui, come si dimenticano di tutti perché il tempo non fa preferenze. Non si dimenticheranno però il discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2005 sull’interpretazione del Vaticano II, il discorso di Ratisbona del 2006 sul rapporto tra fede e ragione, il ripristino della messa antica con il motu proprio Summorum Pontificum del 2007 e la Lettera a tutti i vescovi del mondo dopo aver ritirato la scomunica ai quattro vescovi ordinati da Mons. Lefebvre del 10 marzo 2009. Sono i quattro pilastri del non ritorno.
Dopo che nel 1966 Johann Baptist Metz, il creatore della teologia politica che fece deviare il postconcilio fuori della tradizione, aveva dichiarato che il mondo è ormai completamente mondano e che in esso Dio non si incontra più, Benedetto XVI ha impostato tutto il suo pontificato chiedendo ai cristiani di aprire uno spazio a Dio nel mondo. Se tanti cristiani nel postconcilio sono stati più preoccupati di salvaguardare il senso dello Stato che riconoscere che nulla nel creato è estraneo al dominio del Creatore, Benedetto XVI ha ricordato questa signoria di Dio e non ha fatto passi indietro nel rivendicare un ruolo pubblico per la religione cristiana. Si è rifiutato di concedere che la fede sia ridotta ad hobby personale e la rivelazione cristiana a una delle tante opinioni di uno degli dèi del pantheon postmoderno: le religioni non sono tutte uguali, l’ecumenismo non è indifferentismo religioso, il dialogo non sostituisce l’annuncio. Contro le teorie che destrutturano la verità ritenendola una forma di ideologia, Benedetto XVI ha invece incentrato il suo insegnamento proprio sulla verità del Logos, insegnando che il Bambinello cha giace nella mangiatoia di Betlemme è anche la Sapienza eterna del Padre che ha fatto tutte le cose. Ci ha liberato dalle tentazioni del nominalismo, ha ridato consapevolezza alla ragione perché ha inteso la fede come conoscenza anziché come esperienza, ha chiesto all’ermeneutica di risollevarsi nella metafisica, ci ha ridato fiducia nell’ordine dell’essere, che non è riducibile ad una nostra costruzione.
Nel suo insegnamento di questi sette anni, le cose, ad una ad una, sono state rimesse al posto giusto. I riduzionismi, le ideologie, i vaneggiamenti postconciliari sono stati corretti e il quadro si è fatto chiaro. Il Concilio è stato collocato nella tradizione, come una novità nella continuità, all’ottimismo spesso ingenuo ha sostituito una grave e realistica riflessione sull’apostasia di tante folle alla fede dei padri, folle che si pensava di riconquistare inseguendo il mondo anziché parlando di Cristo. Ha ridato fiducia al fedele che si sentiva smarrito per i tanti “pontefici” nati nella contestazione e nel falso pluralismo, ha riparlato di autorità come elemento che favorisce una anamnesi interiore e dell’obbedienza come vera fonte di libertà, libertà non come la vuole il mondo, ci ha dato gli strumenti per combattere lo scientismo moderno dato che l’intelligenza umana non può essere frutto del caso o del determinismo materialistico, ha riposto la liturgia al centro della vita cristiana come Opus dei e non come momento di socializzazione.
I suoi interventi sono stati sempre precisi e coerenti, poco ha concesso alle tribune, si è come ritratto dai prosceni per rivendicare allo spirito i suoi spazi, alla fede la sua importanza, alla contemplazione e al silenzio la loro espressività. Ha detto che il Papa non governa solo con i decreti ma anche con la preghiera, ha detto che la realtà non si conosce solo con le scienze ma anche con la fede, ha detto che il mistero è più reale di quanto si vede e si tocca. Ha ridato alla fede cattolica la sua profondità spirituale incentrandola sull’invisibile che non muta senza con ciò – anzi, proprio per ciò – aprirle uno spazio nel mondo visibile che cambia.
Quanto dovremmo ringraziare questo Papa! Ha una viva consapevolezza della sporcizia presente anche nella Chiesa ed ha guidato la barca tra mille marosi, ma è riuscito a dare nuovo slancio missionario all’identità cristiana che aveva perduto il suo rapporto con la verità. Ha ricordato che il futuro della Chiesa dipende dalla santità e non dai piani pastorali. Ha confutato le dottrine esegetiche che vanno per la maggiore ed anche se in molte librerie cattoliche si preferiscono i libri di Hans Küng ai suoi, alla fine la linea da seguire sarà la sua. Anche se in molte università cattoliche si recalcitra davanti al suo insegnamento, alla fine la sua verità avrà la meglio. Anche se si pongono ostacoli a che i suoi insegnamenti vengano conosciuti e penetrino nella base della Chiesa, sicché spesso dottrina e pastorale nelle periferie ecclesiali sono ancora ferme agli anni Settanta, alla fine tutta la Chiesa lo seguirà. Egli sta davanti ed anticipa. Il popolo di Dio segue e arranca, tergiversa e in qualche caso indietreggia, nella titubanza anche di tanti uomini di Curia, ma la traccia è segnata.
  

sabato 14 aprile 2012

UTINAM UTINAM! FIAT! FIAT!

Volesse il Cielo!
sarebbe il più bel regalo per il suo compleanno!
Regalo fatto al Papa e perciò fatto a tutta la Chiesa!
Il crescente numero di anglicani che sta passando alla fede cattolica è sempre più in aumento e questo dimostra che l'indirizzo ecumenico scelto da Benedetto XVI sta dando i suoi frutti.
E a questi nostri fratelli diamo di cuore il nostro caldo benvenuto.
Ma se quanto sussurrano le voci delle ultime ore si dimostrerà vero, di un imminente accordo tra la FSSPX e la Santa Sede la nostra gioia sarà piena!
Dai, cari fratelli, un ultimo sforzo! da entrambe le parti: in tutti i riti della Settimana Santa abbiamo pregato per voi, adesso attendiamo con trepidante attesa.
Lo vuole la Chiesa, lo vuole il Signore: essere uno in lui affinchè il mondo creda!
Rinunciamo tutti a qualcosa, quello che importa è la salvezza delle anime!!!
Interceda per tutti la Madre dell'unità, Vergine della Pentecoste, dell'unica Chiesa.

giovedì 22 marzo 2012

Ut unum sint: l'ecumenismo vale anche per la fraternità sacerdotale San Pio X

Spesso parlando di fratelli separati di cui attendiamo il ritorno nell'unico ovile della Chiesa di Cristo si pensa alle divisioni secolari passate, e non si pensa alle lacerazioni più recenti.
Questo non è il luogo per discutere sulle ragioni dell'una o dell'altra parte.
Il comando di Cristo e la sua preghiera per essere uno è più impellente e ha la priorità su qualsiasi altra disquisizione.
Proprio in questo impegno a 360° si sta spendendo - e impegnando tutta la sua credibilità - il nostro caro papa Benedetto XVI.
Si veda il riavvicinamento con gli Ortodossi per la comune sensibilità circa la Tradizione, si veda l'accoglienza verso i fratelli anglicani che chiedono di essere riammessi nella comunione cattolica.
Si vedano in particolare le concessioni oltre ogni misura pensabile fatte in favore della Fraternità di San Pio X.
Il Papa ha fatto quanto era in suo potere.
Sinceramente ci aspettavamo una pronta risposta da parte di questa Fraternità, se è vero che in loro è forte la nostalgia di casa.
Qualche remora - a nostro parere ingiustificata - ancora li trattiene.
Ma noi speriamo che abbiano il coraggio di sciogliere le vele e di fidarsi della parola del Papa!
Perciò riprendiamo qui di seguito la lettera che Mons. Bux ha loro rivolto e che condividiamo in pieno.
Voglia il Signore, per intercessione di Maria Santissima e di san Giuseppe, il loro pronto rientro per il ristabilimento della comunione nella Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica.
 
A Sua Eccellenza Mons. Bernard Fellay
e alla Fraternità sacerdotale san Pio X

Eccellenza Reverendissima,
cari Fratelli,

la fraternità cristiana è più potente della carne e del sangue, perché in essa si anticipa, grazie alla Divina Eucaristia, la vita del Paradiso.

Gesù Cristo ci ha chiamati a fare l'esperienza della comunione: è in questa che il nostro io consiste. Comunione è stima a priori per l'altro, perché abbiamo in comune l'unico Signore. Perciò la comunione è disponibile ad ogni sacrificio per l'unità: una unità che deve essere visibile, secondo l'anelito finale di nostro Signore nella preghiera al Padre: “ut unum sint, ut credat mundus”; visibile, perché è la testimonianza decisiva degli amici di Cristo.

E' indubbio che non pochi fatti del Concilio Ecumenico Vaticano II e del periodo successivo, legati all’elemento umano di questo avvenimento, abbiano  rappresentato vere calamità ed addolorato grandi uomini di Chiesa. Ma Iddio non permette che la Sua Chiesa giunga all’autodistruzione.

Non possiamo considerare la durezza dell’elemento umano senza avere fiducia in quello divino, cioè nella Provvidenza che, pur nel rispetto della libertà umana,  guida la storia, e in particolare la storia della Chiesa.

La Chiesa è istituzione divina, divinamente garantita ed è pure un fatto umano. L’aspetto divino non nuoce all’elemento umano – personalità e libertà - e non lo inibisce necessariamente; l’aspetto umano, rimanendo integro, ed anche compromettente, non nuoce mai all’aspetto divino.

Per motivo di Fede, ma anche per le conferme che, sia pur lentamente, si manifestano sul piano della storia, crediamo che Dio, in questi anni, abbia preparato e prepari uomini degni per rimediare ai tanti errori ed ai tanti cedimenti che tutti deploriamo, che già spuntino e sempre più spunteranno opere sante, secondo una strategia divina che collega l’opera di anime lontane e che neppure si conoscono, ma il cui agire costituisce un disegno, come è meravigliosamente accaduto nel secolo in cui si ebbe la dolorosa rivolta di Lutero.

Si tratta di divini interventi che pare si moltiplichino quanto più si intorbidano i fatti. Di tutto questo parlerà soprattutto l’avvenire. Ma noi ne siamo già certi e di tutto questo si vede l’alba.

Per qualche tempo l’incertezza dell’alba combatte con le tenebre, lente a ritirarsi, ma quando si vede l’alba si sa che c’è il sole e che il sole continua ad incedere nei Cieli!

Con le parole di Santa Caterina da Siena, possiamo quindi dirvi: “Venite sicuramente a Roma”, presso la casa del Padre comune, che ci è stato donato come perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità cattolica.

Venite a partecipare di questo benedetto avvenire, di cui, pur in mezzo a tenebre persistenti, già si intravede l’alba.

Il vostro rifiuto aumenterebbe lo spazio delle tenebre, non quello della luce. Molteplici sono gli sprazzi di luce che già ammiriamo, primo fra tutti il delinearsi della grande restaurazione liturgica, operata dal Motu Proprio “Summorum Pontificum”, che sta suscitando in tutto il mondo un ampio movimento, di cui fanno parte soprattutto giovani, che intendono zelare il culto del Signore.

Come dimenticare però altri gesti concreti e significativi del Santo Padre, come la remissione delle scomuniche ai Vescovi ordinati da Mons. Lefebvre, l’apertura di un confronto aperto sulla interpretazione del Concilio Vaticano II alla luce della Tradizione, e per questo anche il rinnovamento della Commissione Ecclesia Dei?

Certamente possono restare ancora perplessità, punti da approfondire, da meglio chiarire, come il discorso sull’ecumenismo e sul dialogo interreligioso (che ha già comunque ricevuto un’importante precisazione dalla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Dominus Jesus del 6 agosto 2000), e quello sulla maniera in cui intendere la libertà religiosa.

Anche su questi punti, la vostra presenza, canonicamente garantita, nella Chiesa aiuterà a portare maggiore luce.

Come non valutare l’apporto che potrete dare, grazie alle vostre risorse pastorali e dottrinali, alle vostre capacità e sensibilità, al bene di tutta la Chiesa?

Questo è il momento opportuno, questa è l’ora favorevole per ritornare: Timete Dominum transeuntem: non lasciatevi sfuggire l’occasione di grazia che il Signore vi offre, non lasciate che passi accanto a voi e non la riconosciate.

Potrà il Signore concederne un’altra?

Non dovremo tutti un giorno comparire di fronte al Suo Tribunale, e rispondere non solo del male compiuto, ma anche di tutto il bene che avremmo potuto fare e che non abbiamo fatto?

Il cuore del Santo Padre palpita: Egli vi attende con ansia, perché vi ama, perché la Chiesa ha bisogno di voi per una comune testimonianza di fede in un mondo sempre più secolarizzato e che sembra volgere le spalle al Suo Creatore e Salvatore.

Nella piena comunione ecclesiale con la grande famiglia, che è la Chiesa cattolica, la vostra voce non sarà disprezzata, il vostro impegno non sarà né trascurabile né trascurato, ma potrà portare, con quello di tanti altri, frutti abbondanti; al di fuori verrebbe invece disperso.

L'Immacolata ci insegna che troppe grazie si perdono perché non vengono richieste: siamo convinti che con una risposta favorevole alla proposta del Santo Padre, la Fraternità Sacerdotale San Pio X diventerà uno strumento per accendere nuovi raggi alle dita della nostra Madre celeste.

In questo giorno a Lui dedicato, voglia San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, Patrono della Chiesa Universale, ispirare e sostenere i vostri buoni propositi: “Venite sicuramente a Roma”.

Roma, 19 marzo 2012
Solennità di San Giuseppe

d. Nicola Bux

    La seconda assemblea sinodale: un evento di Chiesa.   Doveva essere l’ultima assemblea del cammino sinodale delle Chiese in Italia...