mercoledì 6 gennaio 2016

Non vedere il male, non ascoltare il male, non dire il male.

Quando arrivò sugli schermi cinematografici L’esorcista, scandalizzò ma fece anche riflettere molte persone  negli anni settanta, anni in cui regnava ancora l’infatuazione delle magnifiche sorti progressive del mondo e in cui anche alcuni preti avevano smesso di parlare del diavolo (e di credere nella sua esistenza). L’interesse - se così si può chiamare -  riesplose col forte e coraggioso richiamo di Paolo VI sul fumo di Satana che continua ancora nel presente ad infiltrarsi nella Chiesa e nel mondo. Allora fu l’occasione di un vivace dibattito sia ecclesiale che mondano. Oggi invece il film quando viene dato in televisione passa sotto silenzio, se non fosse per la sua (scorretta) catalogazione nel genere “horror” che richiama qualche adolescente appassionato di brividi. E quando è stato riproposto al cinema non ci sono state più al botteghino le file e la ressa di un tempo. Peccato. Perché il film merita di essere visto, sia dal punto di vista prettamente cinematografico (è un’opera  “cult” che ha segnato la storia del cinema), sia perché non è la solita raccolta di ciarpame ma si fonda su un’opera ben documentata qual è il romanzo da cui è tratto. Qui infatti si tratta di un tema che è stato da sempre al centro del dibattito filosofico e teologico: cos’è il male ? E se Dio è Bene, da dove il male ? E il diavolo: solo un simbolo del male ? Non sembrino superate queste domande, in un  mondo che vuole “esorcizzare” non solo  i vari mali (guai a parlare oggi di dolore, sofferenza, malattia, morte) ma anche la stessa radice del male: non ci si domanda  spesso retoricamente “che male c’è ?” dando per scontata la risposta “No, non c’è niente di male” davanti  alla possibilità  di potersi  liberare da ogni vincolo morale ? Lewis, nelle sue Lettere di Berlicche  (consigli di un diavolo esperto al suo nipotino diavoletto) affermava che il punto di partenza per la buona riuscita di una tentazione fosse appunto il far credere che il male non esiste e così far abbassare la guardia al povero  tentato. Può sembrare strano che  mi sia spinto a parlare di un argomento così poco “festivo”. Ma il motivo c’è.

In questi giorni all'inizio del nuovo anno tutti ci auguriamo ogni bene. Ma il bene non è un qualcosa di scontato. E’ un dono prezioso. E’ una conquista, spesso da strappare con le unghie dalle grinfie del male e da difendere con la vita. E va cercato, come l’oro, e come l’oro deve essere separato da ciò che oro non è. Non è facile, però credo che la grandezza di un uomo si misuri sempre da questa attenzione nel riconoscere e saper separare il bene dal male. La sapienza biblica si riassume proprio in questa indicazione fondamentale : fa’ il bene, evita il male. Ma in ciò penso che qualunque autentica esperienza religiosa ed etica umana possa essere d’accordo.  Vorrei allora augurare ai miei amici lettori di poter avere la capacità - e oggi non è facile per nessuno - di sapersi sempre chiedere cosa sia il vero bene da quello che non lo è. Purtroppo tanti imbonitori oggi vorrebbero cambiare le carte in tavola : ma il male, in qualunque modo lo si presenti o si chiami finisce per ritorcersi sempre su chi lo ha scelto. Perché né nel bene né nel male c’è predestinazione : è sempre in gioco la libertà dell’uomo, fin dall’inizio, fin da Caino, quando Dio vedendolo covare rancore per il fratello Abele lo ammonisce “Il male è come una bestia feroce accovacciato alla tua porta : ma tu non lasciarlo entrare. Se tu vuoi, tu puoi dominarlo”. “Se tu vuoi , tu puoi” : quale messaggio migliore di libertà e di speranza per l’uomo ? Al di là di come si interpretino i rancori gli egoismi le lotte le guerre gli odi sono frutto del male. E all’inizio del nuovo anno dobbiamo ricordare che se l’uomo vuole può cambiare il corso della storia. Non possiamo e non dobbiamo soccombere al male. Un caro amico, italianizzando il soprannome della mia famiglia materna (“cacciariavili”, letteralmente “cacciadiavoli”) mi chiama bonariamente “l’esorcista” e io sto al gioco (confesso che mi piace), perché mi ricorda sia il mio ruolo ministeriale  e sia una grazia che il Signore mi ha fatto, quella che spesso le situazioni di male che mi trovo ad incontrare vengono subito a galla (anche se per far questo deve venire a galla anche la mia umanità peccatrice): grazia perché, venendo allo scoperto, il male può essere combattuto e vinto. Il mio augurio per l’anno nuovo è che un po’ esorcista lo sia ognuno, in questa capacità di non farsi sedurre dal male e di vincere il male con il bene. E’ questo il senso genuino della scultura delle tre scimmiette che Ghandi portava sempre con sé: non vedere il male, non ascoltare il male, non dire il male. Altro che l’immagine dell’omertà mafiosa: le tre scimmiette sono il programma di una vita spesa attivamente a costruire il bene, per noi e per gli altri ! Un anno di bene dunque a tutti !  

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