domenica 28 luglio 2013

Quando il latino e la sua comprensione è solo una scusa

Dicono che il latino non lo capisce più nessuno.
Dicono: e per un attino facciamo finta di crederci.
E quindi è giusto che chi prega e celebra debba pregare e celebrare nella sua lingua per poter capire cosa e perché si prega.
Giustissimo.
Così tutti i partecipanti vivranno una celebrazione pia, devota e consapevole.
Benissimo.
Il principio non fa una grinza in una normale messa domenicale.
Provate ad applicarlo in una celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù e vedrete!
Prima declinazione del principio: siccome siamo in Brasile allora la lingua ufficiale della Messa sarà in portoghese: dimenticando che ci sono giovani dal resto del mondo!
Risultato: una mortificazione di tutti gli altri che non parlano tale lingua.
Seconda declinazione del principio: usare a turno per le letture e le preghiere le varie lingue presenti.
Risultato: mortificazione a turno dei presenti.
Corollario sul principio: tutti usano il portoghese, siccome il papa non lo sa si ammetta l'eccezione che lui parli lo spagnolo. Ma gli altri papi che si preparavano a parlare e a leggere i loro discorsi nella lingua degli ospitanti, che erano folli a voler fare ciò?
Un dubbio: togliere il latino che non si capisce per inserire un canto in inglese in una celebrazione in portoghese aiuta la comprensione o solo incentiva il clima folk-pentecostalista del tutto?

Una preghiera in latino che desse il senso a tutti di appartenere all'unica Chiesa, questa no, vero? Ci fosse il pericolo che i giovani vi si affezionino!

Scusatemi se lo dico latino-latino: io ieri sera non sono riuscito a pregare, "loro" invece sono riusciti a farmi incazzare (così, Parigi, così le altre GMG prima di Benedetto): che senso ha richiamarsi a Benedetto e poi di fatto vanificare tutto il lavoro che con sudore e solo e con sacrificio ha fatto?
E non solo lui: chi si riempie la bocca di collegialità: e le decisioni dei sinodi dei vescovi al riguardo dell'eucaristia e della sua celebrazione, della lingua ad esempio negli incontri internazionali?

O è il vizietto (uno tra i tanti) tutto clericale di richiamare il magistero solo quando ci fa comodo?

Ma che Chiesa è questa dopo il parroco nuovo smonta il lavoro del parroco di prima, dove il vescovo nuovo elimina le fatiche del vescovo di prima, dove il papa nuovo ignori il cammino del papa di prima?

Scusatemi lo sfogo.

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