A Maria, odigitria e stratega del popolo cristiano
BIBLIOGRAFIA
REGGI ROBERTO (a cura di ), Lettere
di Paolo, Traduzione interlineare italiana, EDB.
AA.VV. Le lettere di Paolo, EP
ZERWICK MAX, Analysis philologica
novi testamenti graeci, PIB
NERI UMBERTO (a cura di), Lettera
agli Efesini, EDB
BALZ – SCHNEIDER, Dizionario
Esegetico del nuovo Testamento, Paideia
AA. VV. La teologia dei Padri, vol.3, Città
Nuova
AA.VV. La filocalia. Gribaudi
Vita e detti dei padri del deserto, Città nuova.
THOMAS SPIDLÌK, la
spiritualita' dell'oriente cristiano - manuale sistematico, San Paolo.
CARLO MARIA MARTINI, Lectio sul
combattimento spirituale ai Cavalieri di Malta.
1. La vita del cristiano è lotta
Il testo di
Paolo in Ef 6, 10-17 presenta il cristiano come colui che è chiamato a lottare
fino in fondo contro il nemico e a vincerlo.
Cfr. 1 Timoteo
6,12: “Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna
alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella
confessione di fede in presenza di molti testimoni.”
Paolo ricorda agli
efesini che tutta la vita è una battaglia, così come altrove aveva usato
l’immagine della corsa o della lotta per
esprimere lo stesso concetto dell’impegno strenuo che il cristiano nel mondo
deve avere per tutta la vita fino al suo arrivo alla patria celeste.
Queste immagini sono state
riprese negli scritti dei Padri e degli asceti.
Questa lotta si presenta però in due modi diversi.
Talvolta l’anima appare come una specie di campo chiuso dove vizi e virtù,
carne e spirito si danno combattimento continuo.
Talvolta è il cristiano stesso che entra in lotta e, armi alla mano, cerca
di combattere le forze avverse.
Come vedremo, qui ci troviamo nel secondo caso: dove si è chiamati
ad armarsi per una lotta contro le potenze avverse ai fedeli.
L'esortazione ad armarsi, a rivestirsi, la troviamo
pure in Rm 13, 12 e in 2 Cor 10, 4.
Quello agli Efesini è però il brano nel quale
maggiormente viene svolta la metafora della panoplia, l'armatura completa del
servitore di Dio, di colui che vuole seguire da vicino Gesù.
Lutero: <<
si potrebbe chiamare un “discorso militare” per i cristiani>>
Questa militanza spirituale si inscrive, quindi,
nell'essenza stessa dei cristianesimo, dal momento che una delle azioni più
tipiche di Cristo è stata proprio quella di liberarci dal male e dal maligno,
sotto ogni forma si nasconda.
È un
brano molto denso, ricco di mètafore.
Il brano può essere diviso in quattro parti concatenate logicamente tra loro: la
prima parte e la seconda contengono due esortazioni (ricordiamoci che siamo
nelle parte finale della lettera, dove Paolo inserisce sempre le esortazioni): queste
sono
1.
quella di rafforzarsi nel Signore
2.
e di indossare le armi di Dio;
segue poi, nella terza, che illustra il motivo di queste
esortazioni;
infine, nella quarta, ci viene dato l'elenco dell'armatura
spirituale di cui rivestirci.
Noi seguiremo
un’altra suddivisione del brano per seguire una impostazione più logica.
2. Il combattimento spirituale
Paolo comincia
dunque col dire che bisogna armarsi in vista di un combattimento.
Palh = in ambito greco indica il combattimento
ascetico.
In Paolo, oltre a questo senso, il termine “pale” è largamente
usato per indicare anche il combattimento escatologico e quello dei credenti
contro gli assalti del diavolo e perciò va sostenuto e vinto con l’armatura di
Dio.
Sullo sfondo delle parole di Paolo si trova pertanto non la concezione
greca della battaglia dell’asceta contro se stesso, ma la speranza apocalittica
della potente affermazione della signoria di Dio che si delinea già ora nella
terrena battaglia di fede combattuta dai battezzati.
Anche se dobbiamo riconoscere che tale idea ascetica, a volte
fondata su questo stesso brano, ha avuto largo seguito nella tradizione
monastica antica.
Spidlik: <<La tradizione spirituale, collocandosi nella via
aperta dalla Scrittura e rifacendosi anche all’ideale stoico, ha spesso
paragonato l’ascesi a una lotta, a un combattimento contro i nemici dell’anima,
e testi di questo tipo sono abbondanti in tutte le Chiese. Nel Practikos di Evagrio
sono frequenti espressioni e metafore di guerra, di lotta (agòn, palé,
pòlemos), il monaco deve soprattutto lottare (agònizesthai, polemeìn,
màchestai), contro i nemici (pòlemoi) o gli avversari (antikeìmenoi). Il
combattimento spirituale è centrale anche nella spiritualità di
Cassiano>>.
Per Cassiano il combattimento è un mezzo provvidenziale per perfezionarsi
spiritualmente , una testimonianza d’amore che perfeziona il libero arbitrio.
Secondo Doroteo l’asceta non deve neppur temere di cadere «talvolta
nel fango, per ritrovare poi il cammino», perché «quelli che debbono nuotare in
mare e che conoscono l’arte del nuoto s’immergono quando l’onda arriva su di
loro e si lasciano andar sotto, fino a che essa sia passata; dopodiché
continuano a nuotare senza difficoltà».
Non si tratta però qui di vincere solo contro i vizi (come già lo
stoicismo greco indicava) in una lotta morale (che corre il rischio di
degenerare in un moralismo volontaristico…).
In questa lotta i nemici sono ben altri, ecco come ce li indica
Paolo:
3. I nemici: le potenze diaboliche
|
12 Quia non est nobis
colluctatio
adversus
sanguinem et carnem
sed
adversus principatus, adversus potestates, adversus
mundi rectores tenebrarum harum,
adversus spiritalia nequitiae in caelestibus.
|
[12] giacché non è
a noi
la battaglia
contro sangue e carne
ma
contro i Principati
contro le Potestà,
contro i dominatori del mondo di
questa tenebra ( = di questo mondo oscuro),
contro gli spiriti della
malvagità (lett. Contro le spiritualità del male)
[che abitano] nelle regioni sotto
il cielo.
|
La battaglia non è
dunque
·
né contro creature umane fuori e
intorno a noi: c’è un bellissimo brano di San Giovanni Crisostomo che ammonisce
i suoi a non sbagliare, a non credere che siccome si è perseguitati da molte
persone i nemici contro cui lottare siano le persone stesse, ammonendo di
scoprire dietro queste i veri nemici cioè gli inganni del diavolo (TP 3/ 78-79);
·
né contro la nostra natura umana
mortale, come specifica Paolo: contro sangue e carne [= contro la debolezza
d’animo tipica della natura umana], (cfr. Merk: “carnem et sanguinem” = hebraice:
Natura humana mortalis; homo natura imbecillis et fragilis.) che è un
motivo della tradizione stoica greca e romana: Cfr. Debolezza d’animo:
Cicerone: humani generis imbecillitas.
ma è
contro potenze sovraumane e sovra mondane: contro i Principati, contro le
Potestà, contro i dominatori del mondo di questa tenebra, contro gli spiriti
della malvagità.
Arcai
kai exousiai = già questa endiade è presente in Platone, e indica sia i poteri
come i personaggi potenti. Paolo li usa per indicare le forse ultramondane che
dominano tutto il cosmo. Il riferimento è alla letteratura apocalittica
giudaica: in Paolo c’è la volontà di abbracciare tutto ciò che nel creato
esiste in fatto di potenze e forze “ celesti, terrestri e sotterranee”.
L’intento è quello di affermare l’annuncio della liberazione del mondo dalla
loro signoria da parte di Cristo. Ciò suppone però che queste forze in qualche
modo si siano sottratte dopo la loro creazione dalla sottomissione a Dio. Nei
confronti di queste forze Paolo annuncia che il Risorto ha assunto quella
posizione, degna del Preesistente, che lo colloca al di sopra di tutte le
potenze cosmiche e che queste nella battaglia escatologica saranno esautorate
dal loro potere e incluse nella sua opera di redenzione.
Lutero: <<Noi siamo arruolati contro nemici diversi da
quelli terreni: nemici che combattono contro di noi a motivo di una vita, di un
regno, di una terra, di un dominio diversi, perché si tratta della vita eterna
o della morte, del regno dei cieli o del fuoco dell’inferno>>
Origene: << ci viene così insegnato a pensare che nemmeno
i peccati che si ritiene derivino in noi dal sentire della carne, hanno la loro
prima origine in noi dalla carne e dal sangue, ma da potenze che vi agiscono:
vi sono infatti demoni che agitano passioni e suscitano fascinazioni erotiche,
come mostra il Profeta (Osea) quando dice “furono sedotti da uno spirito di
fornicazione. Allo stesso modo bisogna dire di altri demoni che provocano
sdegno e ira: … L’apostolo così ci insegna che non è dalla natura del corpo che
ci viene di peccare…>>
Kosmokratores = in
ambito extrabiblico usato per gli dei che dominano il mondo e per gli spiriti
cosmici (es. i pianeti) = i dominatori del mondo
Efrem: <<
perché in tutto il mondo hanno il potere di sedurre gli uomini>>
La
varietà dei nomi delle forze nemiche coglie i diversi aspetti di una stessa
realtà: il combattimento è contro le potenze in contrasto col mondo materiale
dell’uomo. Esse sono superiori all’uomo, abitano nei sotto i cieli dove egli
non può arrivare da solo ma dove il Cristo è già arrivato: la battaglia da
combattere e da vincere è quindi una battaglia sovrumana.
Lutero:
<<Abbiamo dei diavoli sopra la nostra testa: non hanno bisogno di
fortezze, ma volteggiano nell’aria più facilmente che gli uccelli… e ci
saettano nel cuore per rapirci la fede>>
Schnackenburg: Paolo <<
distrugge ogni illusione di una vita spensierata nel mondo, e di uno spazio
libero per la Chiesa unita al suo capo celeste … Tuttavia egli non vuole
deprimere i lettori o farli ripiombare nell’angoscia cosmica: … liberati per la
potenza di Dio da ogni potere del male, non hanno che da rafforzarsi ancor più
nella potenza del Signore e resistere all’attacco della forza del male nemica
di Dio. … La rappresentazione della lotta che supera le forze dell’uomo … serve
solo in modo ancor più pressante all’intima potenza di Dio a loro
donata>>.
Gnilka: <<Il mondo una volta era caduto nelle
tenebre; adesso invece la lotta contro le tenebre è possibile ed è affidata
alla comunità. Ciò implica, di nuovo, un rapporto non-gnostico con il mondo:
non si fugge fuori dal mondo, ma – nel mondo – si combatte contro il male,
perché la venuta di Cristo risplenda in esso>>.
La comunità, come suo corpo, già da ora è inclusa nella vittoria
del Risorto e quindi già da ora partecipa con lui alla battaglia escatologica.
Paolo
mostra che la signoria di Cristo sul cosmo è già fondamentalmente ottenuta dal
combattimento di Cristo, ma nel tempo presente del maligno ancora operante, con
l’impiego di tutti i doni dello Spirito, il cosmo deve essere rivendicato alla
signoria del Creatore.
Come
si vede Paolo non entra nella speculazione sulle identità delle singole forze
(oggetto di interesse prima e dopo di lui di parte del giudaismo prima e della
gnosi e del neoplatonismo poi, ad esempio, ma anche di tante riflessioni
ascetiche: chi vuole vedere un elenco di come le varie potenze dell’aria o del
mondo corrispondono alle varie tentazioni può leggere ad esempio gli Utilissimi
Capitoli di Gregorio Sinaita nella Filocalia vol. 3.
Paolo
invece va al cuore del problema: le potenze nemiche contro cui si combatte sono
espressione della lotta Satana contro Cristo.
4. il motivo ultimo: la lotta contro il diavolo
e le sue insidie
|
ut possitis stare
adversus
insidias diaboli.
|
allo scopo di poter stare saldi
contro le macchinazioni ingannevoli (= tecniche intriganti,
ingegnose, insidiose) del diavolo.
|
Benedetto XVI: <<Per
questo Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo: per liberare gli uomini dal
dominio di Satana, “origine e causa di ogni peccato”. Lo ha mandato nella
nostra carne mortale perché diventasse vittima di espiazione, morendo per noi
sulla croce. Contro questo piano di salvezza definitivo e universale, il
Diavolo si è opposto con tutte le forze, come dimostra in particolare il
Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto, che viene proclamato ogni anno
nella Prima Domenica della Quaresima. Infatti, entrare in questo Tempo
liturgico significa ogni volta schierarsi con Cristo contro il peccato,
affrontare – sia come singoli, sia come Chiesa – il combattimento spirituale
contro lo spirito del male>>
Lutero: <<Ecco i due signori, Cristo e il diavolo, che
combattono giorno e notte. (…) Cristo, certo, vince: ma non bisogna
sottovalutare il nemico, poiché è il principe del mondo e ha con sé potenti
principi nel mondo… il diavolo è sotto di noi, sopra di noi e fra di
noi>>
Crisostomo:
<< il nemico non ci muove guerra in modo scoperto e manifesto… i
peccati non li suggerisce mai in modo manifesto>>
Efrem:
<<come fece con Adamo ed Eva , il diavolo si accosta ai figli di Adamo ed Eva non con
violenza ma in modo suadente ed insidioso>>
Lutero:
<<e viene adorno di bell’aspetto, non come nemico ma come amico … e si
trasforma in tutto in angelo di luce … e cita i passi della Scrittura che noi
insegniamo, impariamo e amiamo e sui quali ci fondiamo: “guarda caro cristiano,
e rifletti per vivere nel modo giusto. Questo testo va interpretato così,
perché altrove è detto in questo modo: metti dunque i due testi a confronto …”
E Satana si apre una breccia, e va perduta anche la parola che attesta che il
sacramento è il vero corpo di Cristo- Allora se non credi a un articolo di
fede, non credi a nessuno: tutti infatti sono connessi fra loro come una catena
d’oro, e se si apre un anello, tutta la catena si scioglie>>
In
questo senso Macario l’Egiziano rilegge le tentazioni del monaco (Filocalia
vol. 3) con una osservazione intelligente: l’Avversario opera come se fosse
l’anima a generare da se stessa i pensieri peccaminosi e non fosse invece un
estraneo che vuole rimanere nascosto.
Per i cristiani la ‘vita spirituale è quindi un combattimento
contro i demoni (Ef 6,12), e questa concezione tradizionale acquisisce nella
spiritualità monastica del deserto nuovo rilievo, perché il deserto è, per
eccellenza, il regno dei demoni, e il monaco che vi si ritira va dunque ad
affrontarli in un combattimento corpo a corpo. La demonologia che si esprime
nella Vita di Antonio, nell’opera di Evagrio e in quella di Cassiano diventata
classica della spiritualità del deserto, si integra, come elemento importante,
nella dottrina ascetica tradizionale.
E nonostante certi abusi di queste dottrine, i demoni, tuttavia,
conservano la loro funzione cosmica, e sono detti kosmokràtores, associati ai
falsi dèi, legati agli animali e alle piante. Da una parte la filosofia greca,
dall’altra certe correnti giudaiche, avevano influenzato le concezioni degli
autori cristiani nello spiegare l’azione dei demoni nel mondo. Ma le
conclusioni pratiche sono sempre le stesse: il monaco è chiamato a purificare,
per mezzo della fede in Dio e dell’ascesi, i luoghi della potenza del male, e
gli eremiti abitano dunque volentieri là dove credono di trovare molti demoni.
Chi poi volesse una illustrazione pratica di come ad esempio i
padri del deserto mettesse in pratica questi suggerimenti di Paolo sulla lotta
contro il diavolo legga le loro vite e i loro detti: in realtà dovremmo citarli
tutti!
Cosa suggerisce in concreto Paolo?
Anzitutto
di rafforzarsi nel Signore.
5. Per combattere:
rafforzarsi nel Signore
10 De cetero
confortamini
in Domino
et in potentia
virtutis eius.
|
[10]Per il resto,
rafforzatevi
nel Signore
e nella potenza
del suo vigore.
|
Rafforzatevi: lett. Prendete forza: è un tema accentuato nella predicazione e
nell’esperienza paolina, culminante nell’espressione “tutto posso in colui che
mi dà forza”
E’ un composto
da dunamij ed esprime la
concezione paolina dell’apostolato: Cristo come dunamij di Dio dà forza all’apostolo. Da qui l’invito a rafforzarsi nella
grazia che è in Cristo Gesù.
Cristo è la fonte della forza del cristiano, perché è lui stesso il
forte!
Sorprende qui l’accumulazione di termini sinonimi ad indicare la
forza: kratoj cfr.
pantocrator / Iscuj cfr. santo
forte: iscuros.
Calvino: <<poiché l’esortazione di “essere forti” non
servirebbe a molto, visto che così grande è la nostra debolezza, se Dio non ci
assistesse e non ci tendesse la mano per soccorrerci, o
meglio, non ci desse tutta la sua potenza, aggiunge “nel Signore”>>.
6. Per combattere: rivestire l’armatura di
Dio
11 Induite
armaturam Dei,
|
[11]Rivestitevi
della completa armatura di Dio,
|
Martini: <<perché dobbiamo armarci…? Perché la nostra lotta è una lotta spirituale, contro i principati, le potestà, gli spiriti maligni. Possiamo tradurre facilmente queste espressioni in una realtà comprensibile perché essa è di evidenza quotidiana. Dobbiamo, cioè, vivere in un'atmosfera - lo spazio tra terra e cielo - che è invasa da elementi maligni, contrari al Vangelo, nemici di Dio. L'atmosfera in cui viviamo è satura di potenze contrarie a Cristo e quindi la nostra lotta si annuncia difficile. Questa mentalità, questa atmosfera che è frutto in parte della potenza del male e in parte dell'uomo soggiogato da questa potenza del male, crea una situazione nella quale siamo immersi e che ci minaccia da ogni parte. Da qui la necessità di armarsi con l'armatura di Dio>>.
Rivestitevi: lett. Mettevi addosso il vestito, copritevi, indossate.
Armatura = la pan-oplia di cui si parla è l’armatura completa del soldato di
fanteria, del legionario romano, munito di armatura pesante. Paolo ne fa una
particolareggiata allegoria.
L’armatura è quella che dà Dio, immaginato come colui che di fatto
equipaggia con le armi spirituali nella battaglia del tempo finale contro gli
assalti del diavolo e contro le malvagie potenze di questo mondo e contro
quelle che stanno nella sfera celeste (al di sotto di Dio e contro Dio).
Ricordiamo che nell’AT è Dio stesso che si arma per combattere i
suoi nemici o che arma e i suoi amici e li addestra alla battaglia.
Qui l'armatura di Dio è trasferita al servo di Dio, a
colui che segue Gesù.
Lutero: <<armatevi non della vostra sapienza
e forza, ma rivestite l’armatura di Dio. Occorre che io abbia corazza e armi e
che non siano mie, cosicché il diavolo veda su di me tale armatura e corazza, e
dica “non è cosa umana”! Non siate dunque forti in voi stessi, ma nel Signore e
nella sua potenza>>.
Origene:
<< in base a ciò che segue e a ciò che è scritto del salvatore, si può
dire che “armatura di Dio” è il Cristo, e che significa quindi la medesima cosa
“rivestirsi dell’armatura di Dio” e “rivestitevi del Signore Gesù Cristo”. Se
infatti cintura è la verità e corazza la giustizia e il salvatore è la verità e
la giustizia, è chiaro che il salvatore è la cintura e la corazza. In modo
simile può dirsi della “prontezza del vangelo della pace” , dello “scudo della
fede”, dell’elmo della salvezza e della spada dello Spirito cioè la parola di
Dio>>
Tutta-l’armatura: non un’arma sola ma tutto l’armamentario completo nelle
sue parti.
7. L’armatura di Dio
1. la cintura della verità
14 State ergo
succincti lumbos vestros in veritate
|
[14]State saldi
dunque,
cinti i fianchi nella verità,
|
i fianchi cinti = significa essere
pronti a partire e ad agire (es. lavorare) perché in casa si portava l’abito
senza cintura. Il NT ne sottolinea la dimensione escatologica e messianica
La prima metafora è la cintura della verità.
Per capire bene bisogna notare che questa metafora, come pure le altre, sono
attinte largamente dal Vecchio Testamento. Chi scriveva questo brano conosceva a
memoria interi passi del Vecchio Testamento e ne supponeva la conoscenza anche
nei suoi lettori.
Il primo brano è tratto da Is 11,5 il germoglio di Jesse, del quale viene descritta la veste, il modo di presentarsi e di combattere:
5Fascia dei suoi lombi sarà la
giustizia,
cintura dei suoi fianchi la fedeltà.
Nella verità: Emet (fedeltà) è tradotto nella Bibbia dei LXX con alétheia, la verità e il testo greco di Efesini qui lo riporta esattamente. Notiamo la dimensione esistenziale della verità: Dio è vero perché è fedele!
Poiché qui si sta parlando della armatura di Dio è
logico pensare all’essere vigili nell’esperienza della verità/fedeltà di Dio.
2. la corazza della giustizia
|
et induti loricam iustitiae
|
rivestiti con la corazza della
giustizia,
|
La metafora seguente è la corazza della giustizia.
In Is 59, 17: Egli si è rivestito di giustizia come di una
corazza,
Credo che qui si debba intendere giustizia nel senso pieno del
termine: della “giustificazione” del credente ad opera di Dio.
dikaiosyne traduce l’ebraico zedek: anche qui la giustizia riguarda
soprattutto l’agire di Dio, l’azione del Dio che salva chi nella fede si affida
a lui. E’ un invito in fondo a rivestirsi della grazia!
E così il giustificato può vivere da giusto:
Lutero: <<Chiama corazza della giustizia una vita
innocente e retta, e un modo di essere esteriore nei confronti di tutti gli
uomini tale che non si danneggi o si faccia soffrire alcuno, ma al contrario ci
si impegni con diligenza a servire e a beneficare ciascuno>>
3. I calzari del vangelo
15 et calceati pedes
in praeparatione
evangelii pacis,
|
[15]e avendo calzati i piedi con la preparazione del
vangelo della pace.
|
Etimasia= la
preparazione che dà il vangelo: più che tradurre con essere pronti ad
annunciare il vangelo ci sembra sia più corrispondente al senso del brano il
dire che il vangelo ci rende pronti/preparati ad affrontare la lotta contro il
nemico: Merk = ea promptitudine animi ad resistendum diabolo quam dat
evangelium pacis
Ricordiamoci della etimasia in ambito liturgico:
l’altare celeste preparato con gli “arma Christi” per la parousia escatologica.
Il fine infatti è l’instaurazione del Regno di Dio.
Cfr.
Isaia 52,7
Come
sono belli sui monti
i piedi di chi evangelizzando fa ascoltare la pace,
di chi evangelizzando il bene fa ascoltare la salvezza,
di chi dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
i piedi di chi evangelizzando fa ascoltare la pace,
di chi evangelizzando il bene fa ascoltare la salvezza,
di chi dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Cfr. Il
regno di Dio è gioia e pace nello Spirito
Calvino: l’evangelo di pace <<così viene chiamato perché è
l’annuncio della nostra riconciliazione con Dio, che sola mette in pace le
nostre coscienze>>
Gnilka: <<Già da tempo è stato notato il paradosso di
questa immagine: il combattente deve armarsi con l’arma della pace. Ma proprio
questo paradosso consente di scoprire il senso profondo della militia Christi.
Cristo è la nostra pace (Ef 2,14): i cristiani quindi – poiché sono coloro che
nella Chiesa hanno conseguito la pace – hanno il compito di contrapporre questa
pace all’inimicizia che domina nel mondo. E ciò avviene mediante l’annuncio dl
vangelo>>.
Lutero: <<i cristiani… devono aver pace con tutti… per poter in tal modo camminare pronti e
spediti, e attraversare senza ostacoli questo cattivo mondo>>
4. Lo scudo della fede
16 in omnibus
sumentes scutum fidei,
in quo possitis omnia tela Maligni ignea exstinguere;
|
[16] In ogni cosa
prendendo in mano lo scudo della
fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno;
|
scudo = quello
qui indicato è il grande scudo oblungo che copre tutta la persona:
quindi c’è l’idea che la prima difesa al cristiano è la fede. E’ questa che ci
protegge e ci aiuta a bloccare gli attacchi del maligno.
Crisostomo: <<E’ lo scudo a ricevere per
primo gli assalti dei nemici e a custodire illesa l’armatura. Così se la fede è
retta e retta è la vita, l’armatura rimane illesa>>
i
dardi infuocati : l'espressione è
presa dal Salmo 11= Efrem <<i brucianti pensieri>>
Crisostomo: << quanti dardi hanno spento i
giusti! Credi che non fosse un dardo infuocato quel fuoco che bruciava
nell’intimo il Patriarca quando stava per immolare il figlio suo? E anche altri
giusti hanno spento tutti i suoi dardi. Se dunque sono i pensieri a farci
guerra, opponiamo a difesa la fede; se sono concupiscenze cattive, facciamo
ricorso a essa; se sono pene e sventure, troviamo in essa il sollievo>>.
I
pensieri = loghismoi = logismi! I cattivi pensieri
Origene sostiene che il diavolo non è causa
di peccato, come dicono «alcuni tra i semplici». Evagrio fa notare che il
demonio non può raggiungere direttamente il nostro intelletto, è impotente a
far nascere una conoscenza nello spirito, impotente a informarci sulle
«ragioni» delle cose, può introdurre in noi soltanto delle immagini (fantasìai,
eìdolon). I demoni dunque, per mezzo della «composizione» del corpo, suscitano
nell’intelletto qualche «immagine», e il logismòs non è infatti altro che
un’immagine».La lotta contro i demoni si svolge, dunque, soprattutto a livello di logismòi, nel mondo immaginario delle illusioni, delle false consolazioni, degli inganni di ogni specie, e il cristiano combatte con il discernimento e con la vigilanza del cuore.
«Tutto il combattimento dell’uomo avviene nei pensieri, dice lo ‘Pseudo-Macario, e consiste nell’eliminare la “materia dei pensieri cattivi».
Origene ha tratto dal vangelo di Matteo (cap. 15) questa affermazione: «La sorgente e il principio di ogni peccato sono i pensieri cattivi»; è questa la fonte del concetto di «lotta invisibile».
A questo proposito un’ammonizione di Massimo il Confessore, conforme a tutta la tradizione dice: «Guardati dall’abusare dei tuoi pensieri, altrimenti arriverai fatalmente ad abusare anche delle cose; non si peccherebbe mai in azione se non si peccasse dapprima nel pensiero».
Il
logismòs non è un «pensiero» nel vero senso della parola, è piuttosto
un’«immagine», un fantasma
è possibile però non soffermarsi su queste
suggestioni, non «conversare» con questi fantasmi, come Eva invece fece col
serpente. La prudenza chiede «che si uccidano subito questi figli di
Babilonia», che si «schiacci la testa del serpente» e non lo si lasci entrare
nel paradiso del cuore. Per esprimere questa idea gli spirituali d’Oriente
ricorrono a espressioni e spiegazioni diverse; ma fondamentalmente sinonimiche.La vigilanza alla «porta del cuore» è, innanzitutto, una difesa per respingere immediatamente i pensieri intrusi. E’ questo un tema comune a parecchi apoftegmi: «Sii il portinaio del tuo cuore, affinché lo straniero non entri, dicendo: Tu sei dei nostri, o dei nostri nemici?».
Le buone aspirazioni fanno nascere «una gioia inesprimibile, il
buon umore, il coraggio, il rinnovamento interiore, la fermezza dei pensieri,
la forza e l’amore per Dio»; le altre, invece, portano con sé «paura
dell’anima, turbamento e disordine dei pensieri, tristezza, odio contro gli
asceti, acedia, afflizione, ricordo dei parenti, timore della morte e infine
desideri cattivi, pusillanimità per la virtù e disordine dei costumi».
Più tardi questa regola è stata semplificata in un assioma: Quidquid inquietat est a diabolo.
Più tardi questa regola è stata semplificata in un assioma: Quidquid inquietat est a diabolo.
Spingendo l’ascesi all’esagerazione, i demoni cercano di
«distoglierci da ciò che può essere fatto e di costringerci a fare ciò che è
impossibile».
5. l’elmo della salvezza
17 et galeam salutis assumite
|
[17]prendete su di voi anche l'elmo
della salvezza
|
Cfr.
Isaia 59,17
e
sul suo capo ha posto l'elmo della salvezza.
Salvezza
= salutare: è un neutro, “strumento,
mezzo della salvezza”. Merk: id quo quis salvatur. Cfr magnificat…in Deo
salutari meo.
<<rivestiti
con la corazza della fede e della carità, avendo come elmo la speranza della
salvezza » (1 Ts 5,8).
Spe
salvi facti sumus
Lutero:
<<l’elmo della salvezza non è altro che la speranza e l’attesa di
un’altra vita che è lassù in cielo, a motivo del quale crediamo in Cristo e tutto
soffriamo; senza tale elmo non potremmo sopportare tutti i colpi con cui ci si
picchia in testa e si percuote il nostro corpo e la nostra vita.>>
6. La spada della Parola di Dio
et gladium
Spiritus, quod est verbum Dei;
|
e la spada dello Spirito, cioè
la parola di Dio.
|
Spada dello Spirito: è la dunamis dello Spirito
che rende potente la parola di Dio:
Schilier: <<nell’uso di questa parola di Dio in cui agisce
lo Spirito, si scopre che la potenza delle “potenze” è apparenza e impotenza, e
che la vera potenza è la potenza di Dio>>
(Atti) <<E ora vi affido a Dio e alla parola della sua
grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli
che da lui sono santificati>>
Rm 1,16: <<Io infatti non mi vergogno del vangelo che è
potenza di Dio per la salvezza di ogni credente>>.
Lutero:
<< Coloro quindi che tolgono al popolo cristiano la Parola di Dio, che
cosa fanno se non spogliarlo delle sue armi necessarie, in modo che si
distrutto senza combattere? Non c’è nessuno, infatti, di qualsiasi stato o
condizione, che non debba essere soldato di Cristo. Ora come potranno
combattere senza armi e sprovvisti di spada? (…)
La
nostra arma offensiva deve essere la Parola di Dio, non le nostre opinioni e i
nostri sentimenti personali.
Se
volete essere forti e invincibili fate sì che la vostra forza sia il Signore
Cristo.
Così
tenetevi ben stretti a lui e abbiate un intenso rapporto con lui, in modo che
egli sia da voi ben conosciuto e che la sua parola sia custodita pura e sia
appresa con ogni diligenza. Quotidianamente trattatene e volgetela nel cuore,
fino al punto che la parola di Dio e il vostro cuore diventino una sola cosa, e
così ne siate sicuri: molto più sicuri che della vostra stessa vita>>.
Il
metodo per eccellenza contro i pensieri cattivi si chiama «contraddizione»
(antirrhesis). Gesù, tentato dai demonio, replica citando le Scritture, senza
entrare in discussione col Maligno (Mt 4,3-11). Si legge di certi asceti che
conoscevano a memoria «tutta la Scrittura», cioè sapevano rispondere coi testi
sacri a ogni questione loro proposta, ma soprattutto sapevano citare la Bibbia
contro ogni suggestione diabolica.
8. Il tempo della lotta
|
13 Propterea
accipite armaturam Dei,
ut possitis
resistere
in die malo
et, omnibus
perfectis, stare.
|
[13]Assumete
(prendete e indossate) perciò l'armatura di Dio,
perché
possiate resistere
nel
giorno malvagio
e avendo debellato del tutto [le
macchinazioni dei nemici] stare saldi.
[
= restare in piedi dopo aver superato tutte le prove] [oppure = restare in
piedi dopo aver compiuto il vostro dovere]
|
giorno malvagio: è detto malvagio perché è il giorno in cui si scatena la malvagità del
male.
L’urgenza di indossare l’armatura di Dio è richiesta
non solo dalla battaglia impari, ma anche dal giorno malvagio, nel quale
bisogna vincere a tutti i costi:
·
per alcuni è il tempo della parusia quando le potenze malefiche
produrranno il loro sforzo supremo (ma ricordiamo che Paolo chiama questo “il
giorno del Signore”
·
per altri è anche il tempo presente in cui il maligno cerca sempre di
insidiare i fedeli.
·
Ma se pensiamo che dalla resurrezione in poi siamo entrati nel tempo
escatologico, negli “ultimi tempi”, le due interpretazioni non sono in
contraddizione: si può dire perciò che il giorno malvagio è il giorno della
tentazione, della prova, cioè l’ “oggi” in cui sempre si è chiamati a stare
saldi nel Signore.
9. La strategia militare e l’esito della
lotta
Debellare: c’è
qui l’idea del soldato che prende posizione a difesa del suo luogo (ad esempio
in un assedio) e che è riuscito a respingere tutti gli assalti dei nemici ed è
rimasto fermo al suo posto senza indietreggiare.
Stare saldi, stare ritti: si ripete nel brano questo verbo a più riprese. E’ una
esortazione che permette di comprendere la situazione nella quale ci si trova:
«State in piedi»; tenetevi in piedi.
Chi ha studiato greco sa quanto i poeti hanno cantato
i soldati che hanno il coraggio di stare fermi mentre il nemico avanza, ci
pensi a Tirteo che incita: << Giovani, state dunque saldi gli uni accanto
agli altri e non cedete all’istinto della fuga>>.
Crisostomo: <<la prima cosa da fare è sapere
stare bene ritti: molto dipenderà da questo. Più volte, perciò, parla dello
“stare ritti”, anche altrove dicendo: state ritti, vegliate (1 Cor 16,13); Così
state ritti nel Signore (Fil 4,1); Chi crede di stare ritto, guardi di non
cadere (1 Cor 10,12… Non dice semplicemente di stare in piedi, ma di starvi nel
modo giusto. Quanti hanno esperienze di battaglie, sanno quanto è importante
saper stare ritti: e se chi allena i giovani al pugilato e alla lotta insegna
prima di tutto a stare ritti, tanto più occorre saperlo fare nelle battaglie e
nell’arte militare>>.
In Paolo il ripetersi del verbo sottolinea due
momenti:
·
il primo, in cui si è esortati a stare ritti in piedi pronti a
sostenere l’assalto del nemico;
Si tratta, quindi, di persona pronta alla battaglia;
ed è in questa situazione di prontezza che viene descritta l'armatura.
·
il secondo, in cui – avendo sostenuto fermamente l’assalto perché ben
armati – si è rimasti e si continua a rimanere ritti in piedi in difesa contro
il nemico.
ð
Nessun attacco, si gioca in difesa.
Lo aveva ben compreso Santa Teresa D'Avila. Teresa nei
suoi scritti ha utilizzato spesso il linguaggio battagliero di Paolo per
incitare le sue figlie spirituali ad uno strenuo combattimento.
Il Carmelo, per la santa, piuttosto che essere un
“giardino sigillato” è un “castello assediato”, assediato appunto dai nemici
che fondamentalmente sono, nel linguaggio giovanneo, il "mondo”, la
"carne” e satana.
Il segreto: saper sopportare = la pazienza (cfr. Christus patiens)
Lutero: <<se vuoi essere cristiano e vivere rettamente nel
mondo, predisponiti alla pazienza. Poiché, quando uno prende sul serio il
vangelo e vuole vivere in modo retto, non eviterà la croce, come dovunque
mostra la Scrittura. (…) Se invece vuoi vendicarti e non soffrire
l’ingiustizia, non avrai mai pace né al di fuori né al di dentro di te: …
dobbiamo perciò essere disposti a tollerare i malvagi, e a sopportare
pazientando quelli accanto ai quali e con i quali viviamo, e così procedere nel
mondo con la pazienza, come camminando in un sentiero pieno di spine>>.
10. alcune considerazioni
1. Cosa possiamo ricavare noi
oggi dalle esortazioni di Paolo?
Carlo
Maria Martini: << Possiamo concludere riassumendo: quali situazioni
suppongono e quali esortazioni offrono queste parole?
a) Suppongono prima di tutto che noi siamo in una
situazione veramente rischiosa; cioè che nel mondo di oggi è rischioso e
pericoloso vivere il Vangelo fino in fondo. Dobbiamo avere questo senso
della difficoltà perché esso è realismo. Se ci troviamo di fronte a realtà
avverse senza osare guardarle in faccia; se viviamo pensando che ci circondano
continue difficoltà e rischi, possiamo vivere in una perpetua e sterile
apprensione. Ma quando abbiamo analizzato il fondo, sulla base della Scrittura
e abbiamo conosciuto l'avversario, vedendo le vie attraverso le quali il mondo
è portato al male e come esse si manifestano, allora anche davanti a tutto il
mistero del male, nella sua interezza, possiamo sentirci pieni della forza di
Dio.
Una profonda analisi e sintesi del mistero della perversione fatto con l'aiuto della Scrittura può metterci davanti ad una situazione di rischio, di timore, di pericolo, ma non di paura, perché vediamo con chiarezza tutta la vastità dell'avversario e tutta la potenza di Dio.
Una profonda analisi e sintesi del mistero della perversione fatto con l'aiuto della Scrittura può metterci davanti ad una situazione di rischio, di timore, di pericolo, ma non di paura, perché vediamo con chiarezza tutta la vastità dell'avversario e tutta la potenza di Dio.
b) Seconda osservazione: si tratta di una lotta che non ha
né sosta né quartiere; cioè, contro un avversario astuto e terribile che è
fuori di noi e dentro di noi. Questo; oggi, lo si dimentica troppo spesso,
vivendo in una atmosfera di ottimismo deterministico per cui tutte le cose
devono andare di bene in meglio, senza pensare alla drammaticità e alle
fratture della storia umana, senza sapere che la storia ha le sue tragiche
regressioni e i suoi rischi, i quali minacciano proprio chi non se l'aspetta,
cullato in una visione di un evoluzionismo storico che procede sempre per il
meglio.
c) Terza osservazione: solo chi si arma di tutto punto
potrà resistere. Qui vorrei ricordare una delle regole di Sant'Ignazio il
quale aveva chiarissima l'idea che il nemico attacca valutando la situazione
del cristiano. Bisogna conoscerlo bene, perché il nemico gira per vedere se c'è
anche soltanto un elemento mancante nell'armatura. È quindi una lotta che deve
prenderci tutti e trasformarci, santificandoci completamente>>.
2. Le armi, oggi, fuor di metafora:
Martini: <<La prima
metafora è la cintura della verità.
Quale verità è
arma per noi?La verità di cui si cinge, come di una veste stabile, colui che
combatte è, quindi, la coerenza; è quella fedeltà che è coerenza piena, stile
coerente di vivere e di agire. Per poter combattere contro l'atmosfera
maligna, l'atmosfera pestifera nella quale viviamo, occorre essere armati di
una profonda coerenza fra ciò che proclamiamo e ciò che dobbiamo internamente
sentire e vivere tra noi. È vero che questo profondo confronto fra
coerenza interiore ed esteriore farà talora riconoscere di essere lontani da
ciò che si predica, ma l'umiltà del riconoscerlo è già un aspetto della
coerenza, è un modo di mostrare che desideriamo averla.
La
seconda metafora è la corazza della giustizia.
La
giustizia è qui espressa come l'attività di Dio che salva i poveri e umilia i
peccatori. Dio che impetuosamente compie le sue opere, che è salvezza e
punizione. Nella nostra situazione, dovremmo tradurla come il partecipare allo
zelo di Cristo per la giustizia del Padre. Questa corazza che ci cinge
completamente, che ci difende, è il rivestirci di quei sentimenti che fanno
gridare a Cristo per le strade di Palestina: «A Dio ciò che è di Dio »; cioè, che
gli fanno proclamare la giustizia del Padre, e, come giustizia, l'opera di
salvezza per chi si pente e il castigo per chi non si pente. Per noi, il
partecipare all'intimo zelo di Cristo per la giustizia del Padre, è questa
corazza che ci cinge, ci avvolge, che ci difende dai nemici.
La
terza metafora: calzati i piedi di alacre zelo per il Vangelo della
pace.
Si
descrive qui piuttosto una situazione. Pronti a partire per l'annuncio del
Vangelo della pace. La realtà della metafora è la prontezza a portare il
Vangelo. Fuori di metafora viene indicato l'ardore, il desiderio di
predicare il Vangelo, sapendo che è beneficio per gli uomini e che porta loro
la pace.
Quarta
metafora: in tutte le occasioni, impugnate lo scudo della fede.
I
dardi infuocati lanciati dal maligno
sono le mentalità del mondo di peccato che, dal mattino alla sera e
dalla sera al mattino, ci circonda e ci invita ad interpretare cose e
situazioni della nostra vita con metri esclusivamente psicologi, sociologi,
economici, assalendoci da ogni parte per toglierci il tesoro della
fede. Lo scudo per opporsi a questa mentalità è lo scudo della fede, cioè
la considerazione evangelica di tutta la realtà umana, continuamente
richiamata.
Quinta
metafora: l'elmo della salvezza, anzi l'elmo dell'opera salvifica,
come dice il testo greco.
Il
greco ha un verbo (dexasthe) che vuole dire accettare l'elmo della salvezza;
quindi accettate l'azione salvifica di Dio in voi come unica vostra protezione,
unica vostra speranza; vi protegge il capo perché essa è la cosa più
essenziale.
Sesta
metafora: la spada dello Spirito che è la parola di Dio.
Quando
siamo assediati dalla mentalità del mondo che ci vorrebbe fare interpretare
tutte le cose in maniera puramente umana, dobbiamo ricorrere ai grandi oracoli
di Dio nella Bibbia per avere una parola di chiarezza su queste cose e
respingere le interpretazioni sbagliate della storia del mondo e della nostra
esistenza>>.
3. ricorda: non fare i mestieranti
Un pastore
protestante: <<L’esempio principale di come non intraprendere il
combattimento spirituale è quello dei sette figli di Sceva: “Or alcuni
esorcisti itineranti giudei tentarono anch’essi d’invocare il nome del Signore
Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: ‘Io vi scongiuro,
per quel Gesù che Paolo annunzia’. Quelli che facevano questo erano sette figli
di un certo Sceva, ebreo, capo sacerdote. Ma lo spirito maligno rispose loro:
‘Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?’. E l’uomo che aveva lo spirito
maligno si scagliò su due di loro; e li trattò in modo tale che fuggirono da
quella casa, nudi e feriti” (Atti 19:13-16). Quale fu il problema? I sette
figli di Sceva stavano usando il nome di Gesù. Ma questo non basta. Costoro non
avevano una relazione con Lui, pertanto le loro parole erano prive di qualunque
potere e autorità. I sette figli di Sceva stavano facendo affidamento su una
metodologia. Non stavano confidando in Gesù, e non stavano utilizzando la
Parola di Dio nel loro combattimento spirituale. Il risultato fu che essi
ricevettero un umiliante pestaggio>>.
11. Dulcis in fundo: la preghiera
Dobbiamo seguire l’esempio di Gesù riconoscendo che alcune vittorie spirituali sono possibili solo mediante la preghiera.
Martini: <<Tutte queste armi vanno, quindi, continuamente affinate nell'esercizio della preghiera che non le supplisce - la preghiera non supplisce lo zelo, lo spirito di fede, l'impegno, la capacità di donarsi - ma è quella nella quale tutte quante sono avvolte e nella quale vengono continuamente ritemprate nella lotta>>.
Dobbiamo seguire l’esempio di Gesù riconoscendo che alcune vittorie spirituali sono possibili solo mediante la preghiera.
Martini: <<Tutte queste armi vanno, quindi, continuamente affinate nell'esercizio della preghiera che non le supplisce - la preghiera non supplisce lo zelo, lo spirito di fede, l'impegno, la capacità di donarsi - ma è quella nella quale tutte quante sono avvolte e nella quale vengono continuamente ritemprate nella lotta>>.
Callisto
e Ignazio Xanthopouli: <<non chiederti quali siano le cause delle
tentazioni, da dove provengano, ma solo prega Dio di poterle sopportare>>.
(Filocalia, 4)
12. Preghiamo
Benedetto
il Signore, mia roccia,
che
addestra le mie mani alla guerra,
le mie
dita alla battaglia,
mio
alleato e mia fortezza,
mio
rifugio e mio liberatore,
mio scudo
in cui confido,
colui che
sottomette i popoli al mio giogo.
Signore,
che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore?
Il figlio
dell’uomo, perché te ne dia pensiero?
L’uomo è
come un soffio,
i suoi
giorni come ombra che passa.
Signore,
abbassa il tuo cielo e discendi,
tocca i
monti ed essi fumeranno.
Stendi
dall’alto la tua mano,
scampami
e liberami dalle grandi acque,
dalla
mano degli stranieri.
Lancia
folgori e disperdili,
scaglia
le tue saette e sconfiggili.
La loro
bocca dice cose false
e la loro
è una destra di menzogna.
O Dio, ti
canterò un canto nuovo,
inneggerò
a te con l’arpa a dieci corde,
a te, che
dai vittoria ai re,
che
scampi Davide, tuo servo, dalla spada iniqua.
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