sabato 1 settembre 2018

Sentire la gelosia di Dio

Il dieci di questo mese di settembre saranno trent'anni dalla mia ordinazione sacerdotale. Confesso anzitutto il mio stupore per questa meta raggiunta, al di là di ogni mio merito: scrivo questo non per una sorta di affettata umiltà, quanto per sottolineare, guardando retrospettivamente la storia della mia vita, come, in verità, letta in un’ottica di fede, la vicenda della mia vocazione non fa che manifestare più che la mia adesione, libera e convinta, al progetto divino, la scelta di un Altro nei miei riguardi di cui ho sentito sempre lo sguardo, ora amorevole, ora severo, ora geloso sulla mia persona. Anzi, se proprio debbo indicarlo con una sola cifra, direi che proprio questa “gelosia divina” è il modo con cui ho costantemente sentito la Sua presenza nella mia vita: mi ha voluto a sé, malgrado tutto, nonostante i miei limiti e i miei peccati. E ciò ha fatto sì che io non potessi pensare, immaginare, la mia vita diversamente da questa che mi ha dato la grazia di vivere. So che queste mie parole magari faranno storcere il naso a qualche mio lettore non credente o lontano comunque dalla fede o da una certa fede e che il voler ripetere oggi espressioni “Mi hai conosciuto e chiamato fin dal grembo materno…”, “Mi hai sedotto, Signore, e mi sono lasciato sedurre…” come il profeta Geremia rileggeva la sua vocazione, sembrerebbe rivelare una mentalità bigotta e credulona in un mondo ormai secolarizzato e disincantato che non riesce o non vuole più vedere le tracce di Dio nel mondo e nella storia. Libero ognuno di pensare quello che vuole, e magari di pensare che fede e vocazione siano ancora retaggi ed espressione di meccanismi sociologici e inganni, o peggio, autoinganni psicologici, in cui persone fragili siano stati o si siano essi stessi intrappolati. E non nego che a volte magari ciò può accadere. E nessuno pensi che lo sguardo di fede con cui si guarda la propria vita sia uno sguardo ingenuo o credulone: la domanda su questi meccanismi è una domanda con la quale ad un certo momento anche io ho dovuto confrontarmi e alla quale ho dovuto dare risposta. Come credere altrimenti alla sincerità di una vocazione? Perché la risposta personale non è mai data in base ad ipotesi vaghe di studio ma su esperienze in cui si dipana la propria vicenda personale. Si creda quello che si vuole, ma ai miei amici lettori chiedo almeno un occhio non velato da letture pregiudiziali della fede e della vocazione, specie in tempi in cui i sacerdoti siamo sotto l’occhio (e talvolta giustamente) impietoso dell’opinione pubblica. Ma proprio per ciò credo sia anche doveroso dare ragione della propria fede e della propria scelta di vita. Ecco perché, oggi, dopo trent'anni di ministero, mi sento ancor più di affermare che da sempre, fin da piccolo, ho sentito come la “forma” sacerdotale fosse la più confacente per la mia vita. Prima ancora di comprendere cosa fosse lo stesso ministero sacerdotale, e certo non per una infatuazione estetizzante per il culto, come magari qualcuno (magari anche oggi) potrebbe pensare: ma chi mi conosce bene sa quanto lontano sia il mio pensiero dalle derive cerimoniali e devozionistiche di una certa religiosità vuota e vitalmente sterile. Ma se c’era una cosa che già dai tempi dell’asilo mi affascinava, un gesto e una preghiera, e senza che ne capissi il pieno significato, fra tutto il resto, era il prefazio della messa e poi il gesto della elevazione del calice al termine della preghiera eucaristica. E’ la prima parte della celebrazione che imparai a memoria della messa appena tradotta in italiano e nel ripetere “In alto i cuori… è veramente cosa buona e giusta… per Cristo, con Cristo e in Cristo…” sentivo che veniva raccolto e racchiuso il senso della mia esistenza, questo bisogno insopprimibile di farsi lode e offerta. E quando per le missioni per l’incoronazione della Immacolata di Santa Maria La Nova un missionario francescano mi domandò se da grande volevo fare il prete o il frate io gli chiesi la differenza e senza esitazioni risposi: il prete. Perché per me il sacerdote è la messa che celebra. Per me la vita e la fede e la messa sono un’unica cosa. E se la celebrazione è vera, la messa ti salva la vita. Confesso che proprio la messa in questi trent'anni mi ha salvato dalle derive in cui magari per superficialità tua o per cattiveria altrui potresti essere indotto e cadere. Non sono un prete che prega con formulari, devozioni e coroncine varie, perché credo che nella messa ci sia tutto. Ma ripeto, l’eucaristia non come atto di culto, ma appunto come forma, stile di vita. Se il cristianesimo è in crisi oggi, è perché non si va più a messa e perché chi ci va non riesce o non vuole tradurla poi in gesti concreti di una esistenza “altra” rispetto al resto della massa. Non mi sento un santo, anzi, a cinquantasei anni sento sempre di più il peso del mio peccato e dei miei limiti, né penso ad una chiesa di santi: ma credo che il vivere la fede sia un sentire nella tua vita la presenza di un “Compagno” di strada e magari condividere con gli altri viandanti la gioia di questa compagnia. In questo vedo l’essenza del mio sacerdozio: nell’offerta della Parola nel dialogo fraterno, con tutti, specie con chi è in ricerca, mai invasivo e sempre rispettoso; e soprattutto nell’offerta di un Pane spezzato che diventi viatico per chi è pellegrino nella vita. Il resto? Per il resto, “tutto è grazia”, come affermava santa Teresa: amici e nemici, gioie e dolori, fatiche e speranze. Perciò io ancora una volta il dieci settembre farò festa con l’unica cosa che posso fare, la messa, e col salmo sempre e nuovamente dirò: “cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore”.

domenica 10 giugno 2018

LE VICISSITUDINI DELL’URNA DI SAN GUGLIELMO


Contrariamente a quanto si è detto e scritto,  Guglielmo Cuffitella non fu seppellito subito in un monumento di pietra nella cappella di San Nicola a San Matteo (situata nella sacrestia dietro l’altare maggiore). Tumulato in chiesa, alla fine del ‘400 il suo corpo fu traslato e riposto in una cassa lignea nel sepolcro di pietra su due colonne eretto dal canonico Erizzi, parroco della Matrice, in segno di gratitudine dopo essere stato guarito da una malattia agli occhi per intercessione del futuro beato.

E’ in questo monumento che al tempo del processo di beatificazione le reliquie di Guglielmo Cuffitella erano conservate e da cui venivano tirate fuori ogni anno, con l’intera cassa, per essere esposte alla pubblica venerazione.

Dopo la beatificazione, nel 1537, in un primo tempo si prelevò solo il cranio che, rivestito di argento in un reliquiario, si portava in processione.

Nel 1602 si pensò di fare una arca a forma di baule rivestita di argento per la processione non solo della testuzza, come veniva detto, ma di tutto il corpo.

Così raccontano i Bollandisti: <<Quiescebant sacra ossa, cum iste Processus conderetur, in lignea capsula intra tumbam – elatiori supra pavimentum loco, in parte templi praecipua – prostantem; magnificam illam quidem, qualem tunc neque Xicli neque alibi in vicinia quisquam mortuus habebat; lapideam tamen. Sed haec nimium vilis materia est visa piis Xiclensibus. Ergo anno MDCII facta est arca nova, argenteis obtecta laminis, operis, ut ea ferebant tempora, elegantis, teste Rocco Pirrho>>[1] riferendo che l’eleganza di questa prima urna, ricoperta di lamine di argento, è vantata dal netino Rocco Pirri.

L’urna è montata su un fercolo, “a vara”, di legno per poter essere portata in processione. La vara è rivestita di una preziosa stoffa tirzanello verde.[2]

Finita la processione e riposte le reliquie nel sepolcro di pietra, l’urna di argento vuota è conservata a parte.

Essendo cominciati i lavori per l’ampliamento della chiesa, nel 1629 per motivi di sicurezza, davanti ai Giurati, i procuratori della Festa di San Guglielmo concedono a Nicolao lo Mastro di tenere presso di se l’arca di argento dove si ripongono le reliquie, vita natural durante, per l’elemosina di onze 2 all’anno, per se e per i suoi successori. Con la clausola che, se qualche persona per devozione offrisse di più di onze 2, l’urna sarebbe affidata al nuovo offerente, ma se l’offerta sarebbe stata uguale a onze 2, rimarrebbe affidata al Nicolao.[3]

A lavori ultimati, i confrati di San Bartolomeo saranno quelli che si assumeranno l’onere della conservazione dell’urna di argento, non però nella loro chiesa ma presso il monastero della Concezione, gelosamente custodita dalle monache teresiane di clausura. Da qui ogni anno nella tarda mattinata del sabato precedente la Domenica in Albis i confrati di San Bartolomeo la trasferiscono a San Matteo. Sempre il sabato per i primi vespri, nel Duomo cittadino con una funzione solenne le reliquie conservate nel monumento di pietra sono prese dal vicario foraneo (e non dall’arciprete) come delegato dell’Universitas ed esposte sull’altare maggiore.  La domenica mattina a mezzogiorno dall’altare saranno traslate nell’urna di argento per la processione. La processione continuava tutta la domenica e il lunedì seguente, quando si rientrava a San Matteo.

La prassi rimane invariata anche quando invece della cassetta di legno ferrata si metterà nell’urna il busto argenteo con le reliquie del beato.

Ma in cinquant’anni l’urna, sia per l’uso a volte poco rispettoso durante le processioni per le liti tra le confraternite, sia per gli incidenti durante il percorso, pian piano nel tempo si deteriora e ha ormai bisogno di riparazioni: nel 1653 si dice che l’urna è tutta fracassata e deve essere rinforzata![4]

Anzi, la stessa vara due anni prima, nel 1651, ha avuto bisogno di essere riparata per essere anch’essa tutta fracassata![5] E nel 1652 è tutta ridipinta.[6]

Nel 1665 così si decide di fare una nuova urna di argento.[7]

<<Fu fatto questo esposto ai Giurati: “Li VV. SS. devono sapere che il Baullo foderato di argento nel quale si solea conducere la Reliquia e Corpo del Glorioso Nostro Protettore San Guglielmo è tutto già fracassato e sfoderato, onde stimandosi molto conveniente che dovesse qui comparire li SS.ri Giorati della Sedia passata havendo animo di fare una nuova cascia d’argento disfoderato li sfoderano tutte le tande d’argento et si ha dato principio a detta cascia nova e perché la spesa arriverà a quattromila scudi e l’argento di detto baullo vecchio con l’elemosina che faremo molti particulari non è sufficienti à tutta la spesa, perciò sono state convocate le VV. SS. acciò che fatta matura considerazione et havere le molti obligationi che avranno al Publico verso il Padrono Principale della Città per mezzo delli quali in tutti i suoi bisogni conosce le grazie è giornalmente riceve da Iddio Signor Nostro facessimo consideratione di darci una bona elemosina dall’Università per aggiuto di costo di detta Cascia di argento”.

Fatta matura discussione da detti deputati è consiglieri… nemine discrepante risolsero, determinarono e disposero… che riconoscessimo li obblighi che tiene la nostra città al suo glorioso protettore San Guglielmo dalla cui mano confessa ricevere tutto il bene che desidera oltre la grande santità e meriti del santo quali da se stessi ricercano che tutti ci operassimo massimo in cosa di tanta urgenza come è la cascia sanza la quale non si ponno fare le solite processioni et trionfi nella sua festa nella quale il glorioso santo suole qui dall’ordinario compartire le sue grazie che però stimiamo che se l’Università fosse in miglior posto doveria contribuire tutta la spesa ma già la scarsezza de i tempi non ci permetterà tutto quello che dobbiamo perciò… determiniamo che l’Università nostra di Scicli per adesso contribuisce onze cento alli Procuratori di detto Glorioso Santo…>>

Si pensa di pagare le spese per la nuova arca in parte con l’argento tolto a quella vecchia, in parte con le offerte dei fedeli, e in parte con il contributo dell’Universitas.

La spesa per l’opera è ingente – seicento onze - e verrà saldata a più riprese, man mano che l’opera avanza.

Sono nominati procuratori per l’opera Don Antonino Bellomo e Don Francesco Xaverio Melphi.[8]

Mario d’Angelo è un argentiere messinese tra i più famosi e proprio per questo è scelto per dar lustro al Patrono e anche alla città di Scicli. In quel periodo è residente ad Acireale, viene contattato ed accetta.

Il D’angelo viene a Scicli e porta con sé per aiutarlo il figlio Antonino.

Il contratto[9] prevede che nelle pareti dell’urna vengano previsti vari riquadri ove siano rappresentate alcune scene della vita del santo insieme alla realizzazione di altre decorazioni secondo un disegno che i Giurati si impegnano a fornire al d’Angelo in copia e il cui originale rimarrà a disposizione dei Procuratori per verificarne l’esatta realizzazione.

L’argento tolto al vecchio baule il 26 maggio 1665 ammonta a 14 rotoli e oncie 27.

Il giorno dopo, il 27 maggio 1665 presso lo stesso Notaio Trombatore Corvo si stipula l’obbligazione col D’Angelo con il patto che questi doveva cominciare a lavorare all’urna il seguente 16 giugno 1665 e con l’impegno di completarla interamente entro la festa di San Guglielmo del 1666 o di presentarla per quella data in grado di poter accogliere comunque le reliquie da portarsi in processione. Fa da garante il messinese domiciliato a Scicli Andrea Apa.

Saranno i Procuratori costituiti a procurare al d’Angelo l’argento da usare, specificando la riserva di detti procuratori di poter periodicamente verificare se l’argento fornito da loro è stato davvero usato dall’argenitere per realizzare l’urna.

I Bollandisti raccontano l’inizio dei lavori per la nuova arca, definita più ampia e più bella, riprendendo le notizie che da Scicli inviava loro il gesuita Crispino Maggio, che di fatto fissa l’inizio del lavoro nel 1666[10].

Cominciato il lavoro, però nel 1666 l’urna è appena abbozzata e per quell’anno in processione si riporta il vecchio baule foderato di carta d’argento (giacchè, lo ricordiamo, vi erano state levate le lamine della decorazione) e abbellito per l’occasione.

L’urna è mezza completa nel 1667, e viene pagata la rata pattuita[11]. Tuttavia la si vuole portare per forza in processione: mancandole il coperchio, questo è sostituito da un foglio di carta d’argento. Nonostante le proibizioni di entrare nelle chiese non sacramentali, vi si entra ugualmente: l’ingresso piccolo delle chiese e le manovre per le stradine strette, col fercolo della nuova urna che è più grande rispetto al precedente, provocano difficoltà di manovra causando seri danni all’urna incompleta che perde pezzi nel tragitto e così rientra guasta ed orrendamente mutilata!

Il lavoro di riparazione dell’urna protrattosi nel 1668 fa presentare l’occasione di un ridisegno della stessa e fa riprendere l’idea iniziale di aggiungere quattro leoni rampanti alla base, così da renderla somigliante all’urna argentea di san Corrado a Noto, sostenuta da quattro grifoni accovacciati.

Così nel marzo 1669 si richiama di nuovo l’argentiere da Acireale e tutto è pronto per completare l’opera.[12]

Viene presentato dal d’Angelo il modello in cartapesta[13] della nuova cassa con 4 leoni che reggono l’urna e si acquista il nuovo argento.

Per la festa di quell’anno la cassa però  è ancora incompleta, tuttavia la voglia di presentare il nuovo modello alla cittadinanza (incentivando in questo modo le offerte dei fedeli per il completamento dell’opera) spinge i Giurati ad usare la nuova urna per la processione con i quattro leoni in cartapesta e argento, fatti da Leonardo Romeo, che la reggono ai quattro angoli.[14] Incastrati e mimetizzati nelle code dei leoni sono inserite quattro tiranti di ferro che sostengono una tavola di legno di noce che forma la base dove è collocata l’urna di argento.[15]

Dopo la festa i lavori riprendono[16] e continuano nel 1670 ma non si riesce ad ultimare anche se per la festa del 1670 la processione è fatta con la “caxia nova”[17] che tuttavia deve essere ancora rifinita. Dopo la festa si compra il nuovo argento per le rifiniture[18] a maggio quando però muore il Mario d’Angelo lasciando incompleta l’opera: l’urna è finita ma mancano ancora i quattro leoni e devono pure completarsi i puttini della decorazione.

Intanto erano cambiati i due procuratori: ora sono i Cavalieri di Malta fra Gaspare Cancillieri e Giuseppe Arizzi. I giurati mandano così a chiamare il 4 dicembre 1670 un altro argentiere messinese, Giambattista Campagna, residente a Siracusa, per completare l’opera.[19]

Non sappiamo se il Campagna accettò e se venne mai a lavorare a Scicli: fatto sta invece che nell’aprile del 1671 all’urna sta lavorando un altro argentiere messinese, Matteo Cavallo,[20] (giacchè – è detto – non vi sono nei paesi vicini altri argentieri in grado di finire il lavoro) per completare le chiome dei quattro leoni[21] che sono fuse in rame a Noto. Il contratto col Cavallo era stato firmato giorno 8 aprile 1671.

Stante ad una ricevuta di affitto per sei mesi della casa per il Cavallo, vuol dire che questi rimase a lavorare a Scicli dal dicembre del 1670 e questo potrebbe significare che fu lui il diretto successore del d’Angelo.[22]

I leoni in cartapesta sono fatti nuovamente perché quelli dell’anno precedente si sono rotti, e sono rivestiti in argento e sono fissati con viti al fercolo[23], stanno in piedi sulle zampe posteriori, hanno folta criniera (zazzera) dorata, tengono la bocca spalancata (palataro) da cui fuoriesce una lingua pure dorata. Di fatti è la ripresa del leone rampante così come si presenta nello stemma dell’Universitas di Scicli. Inoltre sono fatti otto puttini di rame dorato per decorare la cassa.[24] L’urna è così approntata per la festa del 1671 ma non sembra essere completa, giacchè si spera ancora nelle elemosine dei fedeli, sollecitati dalla vista del nuovo lavoro coi leoni rampanti, per ultimare il lavoro.[25] Cosa mancava ancora? Non si capisce, però sembra che il lavoro sia finito tra il giugno e il dicembre 1671.

Dalle ricevute che parlano solo dei leoni sembrerebbe che l’intervento del Cavallo si sia limitato solo a questi e ai puttini, mentre l’urna vera e propria dovrebbe essere di Mario d’Angelo: sarebbe quindi esatto l’anno 1670 indicato sull’urna nella dedica dei giurati: Anno Domini MDCLXX. Sancto Guillelmo Siclis Patrono, aureum hoc opus et argenteum, posuere Patres Casmeneae civitatis Filii, D. Petrus Carthia Baro, D. Didacus de Aritiis, D. Jacobus Fiachella, D. Carolus de Angelo, exiguum summi amoris ac pietatis argumentum. [Anno del Signore 1670. A San Guglielmo Patrono di Scicli quest’opera di oro e di argento hanno offerto i Padri, figli della città di Casmena, Don Pietro Cartia Barone, Don Didaco de Arizzi, Don Giacomo Fiachella, Don Carlo de Angelo, quale piccolo argomento del loro sommo amore e pietà].

Quest’urna è presentata con orgoglio da P. Crispino Maggio, che, scrivendo ai Bollandisti, il 28 aprile 1670 parla di reliquie custodite nella <<cassa di argento del Santo di recente da noi costruita: Quest’opera  è tanto bella ed artistica che tutte quante eguaglia o supera le altre urne d’argento della nostra Isola, esistenti in Palermo, Messina, Catania e in altre località dove io, che per ragione di sacra predicazione ho avuto occasione di visitare tutta la Sicilia, molte ne ho viste e ammirate di assai ricche e splendide>>.

Quindi a partire dal 1671 la nuova arca con i quattro leoni è portata in processione. Ma per le liti tra le collegiate e le forzature dell’itinerario per portare l’urna in tutte le chiese, passando per vie strette e difficili, è riportata in chiesa sempre più ammaccata e con guasti che fanno perdere per via pezzi di decorazione. Si pensi che per potersi portare alla casupola di San Guglielmo i Giurati di Scicli debbono provvedere nel 1669 a far allargare l’ultimo tratto della via della cavuzza e la “chiancata” davanti alla casuzza.[26]

Si arriva così alla prima determinazione di togliere i leoni e di riprendere la vecchia “vara”.

Ma neanche questo è sufficiente perché in ogni caso l’urna risulta ancora grande per cui si pensa di riparare il vecchio baule di legno, rifoderandolo con l’argento tolto ai leoni, ripristinando questo per l’uso processionale.

La vecchia urna a baule è così rinnovata negli anni 1674-1675 ed è quella che abbiamo fino al presente. Ne parla il Carioti[27].

Nel coperchio a botte troviamo lo stemma di Scicli, il leone rampante su tre colli, con l’iscrizione: GIORATI BAR D. PIETRO CARTHIA D. GUILELMO GIAVATTO D. GIUSEPPE PISANA – D. DOMENICO LUCIFORA.

L’urna presenta nel primo lato corto: la Madonna dello Spasimo, nel secondo lato corto: San Guglielmo protettore della città; nel primo lato lungo: sei apostoli; nel secondo lato lungo: sei apostoli. I pannelli sono punzonati PEC e secondo il Nifosì[28] sarebbero dello stesso periodo del coperchio (1674-1675).

E i pannelli con le scene della vita di Guglielmo? O non si poterono adattare o erano anch’essi rovinati. A meno che non sia venuta fuori anche qui la voglia di imitare l’urna di san Corrado a Noto che presenta anch’essa i pannelli con i dodici apostoli, secondo l’uso del tempo.

E l’urna nuova che fine fece? L’arca nuova fu consegnata in deposito presso la casa di Don Francesco Carpinteri[29] e non avrà una sorte felice: crollata la chiesa di San Matteo nel terribile terremoto del 1693, stabilita da tutta la cittadinanza la sua ricostruzione nello stesso sito, nel 1703 tutti sono d’accordo di impiegare l’argento di quest’urna per pagare parte delle spese della ricostruzione di San Matteo. Viene dato ordine di trasferire l’urna dalla casa del Carpinteri alla chiesa di Sant’Andrea dove l’argento viene divelto e viene pesato in pubblico.[30] Si stabilisce di vendere l’argento tramite asta pubblica.[31] Don Antonino Carpinteri viene nominato depositario e custode dell’argento fino alla sua vendita: gli vengono consegnati rotoli 34 ed oncie 7 di argento, rotoli 32 di rame dorato, rotoli 16 ed oncie 6 di bronzo. Questo sarà poi comprato dall’argentiere Scolaro nel 1704. Si era pattuito che dalla somma ricavata dalla vendita e da usarsi per la riedificazione di San Matteo si doveva togliere però una parte da spendere per la ripulitura della vecchia urna del 1602 (il “baullo”) rinnovata nel 1674. Così i magistrati fanno ripulire quest’urna nel 1704-1705 da parte degli argentieri sciclitani Guglielmo Casa e Tommaso Frasca: ma l’intervento servirà anche a inserire nuovi abbellimenti con inserimenti ex novo che risistemano la cornice bassa del’urna, sia la cornice del coperchio con serafini e i puttini (ma quest’ultimi sono nuovi o sono ripresi dall’altra urna smontata?).

E giacchè non esisteva più il monumento in pietra si decise di erigere a San Matteo una nuova cappella a san Guglielmo dove poter riporre direttamente l’urna di argento con le reliquie, nella parete absidale della navata destra. Qui, ormai, dietro una artistica cancellata l’urna fa bella mostra di sé.

Ma la storia dell’urna non è finita: per dare poi una forma più slanciata all’urna baullata nuova, fu inserita una base trapezoidale con quattro rilievi punzonati DFC tra il 1754 e il 1758[32]. La novità del 1754 è rilevata nella nota di una processione in cui si parla espressamente di “arca nuova”.

E questo finalmente fu il risultato finale dell’arca così come noi oggi la ammiriamo nella sua cappella nella nuova Matrice di Scicli.

 

 

 



[1]Acta Sanctorum, Aprilis, die IV.
[2] Archivio di Stato di Ragusa / Sezione di Modica (ASR/SM) – Registro contabilità dell’Universitas di Scicli (AUS), vol. 1514.  
[3] ASR/SM/ Notaio Aparo, vol. 4, p. 782.
[4] ASR/SM/ AUS: <<A di detto 6 marzo 1653 – riparazione cascia - E più tarì 24 a Geronimo Ruffino nostro vicesindaco e procuratore di questa Uniuersità quali se li pagano per altri tanti da lui d’ordine nostro spesi per fare rinforzare la cascia dell’argento doue si mettono le reliquie del nostro Glorioso San Guglielmo et anche per farla imbrunire  di nuovo stante essere tutta fracassata. Appare mandato -  tutti 4 li giurati >>.
ASR/SM/ AUS - 27 aprile 1653 – riparazione cascia d’argento.
[5] ASR/SM/ AUS: <<a di detto 8 luglio 1651- et più tarì vintiquattro et grana deci à Geronimo Ruffino procuratore e sindaco di detta Università quali seli pagano per altri tanti da lui spesi d’ordine nostro per hauersi fatto accomodare la vara del Glorioso Nostro Protettore San Guilelmo per hauer da seruire per la festiuità di detto santo in questo presente anno stante quella essere tutta fracassata e come meglio appare per la retroscritta lista sottoscritta dal detto di Ruffino appare mandato. Sammito, Pisana,Carthia, Rosa>>.
[6] ASR/SM/ AUS:  11 luglio 1652 spese per pittura della bara di SG che era tutta scolorita.
[7] ASR/SM/ AUS:  26 maggio 1665 – decisione fare nuova cassa e di recuperare l’argento dalla cassa vecchia.
[8] ASR/SM/ AUS: 26 maggio 1665 - Giurati Vincenzo Zisa, Francesco Carpinteri, Giacomo Xacchella, Carmelo de Agnello (Notaio Francesco Trombatore Corvo) eleggono procuratori Antonio Bellomo e Francesco Saverio Melphi.
[9] 27 maggio III 1665 contratto con Mario D’Angelo.
[10] << Neque tamen vel sic factum est pietati satis, sed rursus anno MDCLXVI efferbuit zelus magis honorandi tam carum tamque beneficum Sanctum, coeptaque est fieri alia arca, amplior atque augustior, in qua cum pretio gravis argenti artificum certaret industria, relatis circumcirca praecipuis Sancti gestis, opere tam exquisito & delicato>>.
[11] ASR/SM- AUS vol. 1511.
[12] ASR/SM- AUS vol. 1511: 19 marzo 1669 – << A dì detto. E più tarì uinti à Matheo Di Stephano quali se li paghano per suo uiaggio di hauer andato d’ordine nostro nella città di Jaci per chiamare à Mario D’Angelo argintiero messinese residente in detta Città ad effetto di uenire in questa per complire la cassa del Glorioso corpo del nostro protettore San Guilelmo justa l’accordio fatto in uirtù di contratto a l’atti di Notar Francesco Trumbatore Corbo die ipso il tutto in beneficio di detto Santo e per il decoro di questa Città. Appare mandato à di come sopra. Tutti quattro li Illustrissimi Giurati. Miceli Sindaco>>.
ASR/SM- AUS vol. 1511 -18 aprile 1669 – spesa per comprare argento per cassa giusta delibera 8 ottobre 1667 Notaio Ramundazzo.
[13] ASR/SM- AUS vol. 1511 - 1669 – spese per fare il modello in cartapesta della nuova cassa con i 4 leoni.
[14] ASR/SM- AUS vol. 1511: <<a di 25 di maggio 1669 -  e più onzi due e tarì otto à Leonardo Romeo pittore et doratore quali seli paghano per sua mastria e fattura per hauere fatto li quattro leoni di cartapista et argento, li quali si riposero sotto la noua cassa del Glorioso protettore santo Guilelmo per la festiuità proxima passata ad effetto di far comparire detta cassa secondo il modello di essa esposto stante la richiesta de populi quali bramano uedere la comparsa di detta cassa tutta finita secondo il modello e per eccitare detto populo à maggior deuotione et à contribuire con l’elemosina per la spedizione di essa cassa che con questo appare mandato et atto di riceuuta all’atti di notaro Francesco Ramondazzo a di come sopra - Miceli sindaco>>
[15] ASR/SM- AUS vol. 1511: <<a di detto 25 di maggio 1669 - e più onza una e tarì sei a mastro Alfio Curatulo quali seli paghano per lo prezzo di una tauola di nuci quali si pose nel fondo della cassa noua per hauere a manutenere li ferri noui seu colonni quali si fecero per mantenimento di detta cassa come anchora per lo prezzo di quattro pezzi di tauola si posero sotto la uara di ditta cassa per manutenere ditti colonni e per sua mastria e chioua che con questo appare mandato et atto di riceuuta all’atti di notaro Francesco Ramundazzo a di come sopra - Miceli sindaco>>.
ASR/SM- AUS vol. 1511: <<a di 27 di maggio 1669 - e più onze quattro e tarì sidici a mastro Guilelmo Carnimolla ferraro quali seli pagano per lo prezzo di rotula quaranta setti di ferro lauorato quale seruio per fare li quattro colondi che manterranno la cassa del glorioso corpo del nostro protettore santo Guilelmo secondo il nouo modello fatto per la suddetta cassa quale sta posata sopra quattro leoni fra le codre de quali sono insellati dette colonne di ferro per mantenimento di detta cassa e questo a maggior gloria di detto santo per la richiesta fattaui dai populi e per facilitare la speditione di detta cassa attese alle molte somme che ui sono necessarie et il detto santo non hauere nessuna intrata da potersi supplire che solo sta in speranza delle elemosine e deuotione di quisto suo populo et uniuersità che con questo appare mandato et atto di riceuuta all’atti di notaro Francesco Ramondazzo a di come sopra. Miceli sindaco - tutti 4 giurati>>.
[16] ASR/SM- AUS vol. 1522. febbraio 1670 – pagamento a Mario d’Angelo per completamento dell’urna di San Gugliemo e compra dell’argento.
[17] ASR/SM- AUS vol. 1522, nota del 18 aprile 1670.
[18] ASR/SM- AUS vol. 1522, nota del 27 maggio 1670.
[19] ASR/SM- AUS vol. 1511 - <<A di 4 decembre 1670 - e più tarì quatordici a Thomaso Innamorato quali seli pagano per suo uiagio per hauer andato jn Siragusa con nostre lettere dirette a Don Giacinto Nicoscia a ciò ni mandasse a Gion Baptista Campagna Argintiero messenese per farsi sequitare e perfetionare la cascia del nostro glorioso Padrone Protettore San Guilelmo stante la morte del quondam Mario di Angelo argintero il quale staua trauagliando per grandire la detta cassa stante hauer dimorato in detta Città di Siragusa a loro il solito uiaggio altri dui giorni che con questo appare mandato
Carthia sindaco - tutti 4 giurati>>.
[20] ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A di 13 detto aprile 1671 - Et più onzi sei a Mattheo Cauallo argintiero messinese uenuto in questa per finire et operare la caxia del nostro glorioso protettore San Gulielmo chiamato da noi altri per questo effetto quali seli pagano per accesso et recesso per hauer uenuto e portò con se altri lauoranti sei per finire et perfettionare ditta caxia si come anco per hauer uenuto un’altra uolta detto di Cauallo qui solo per accordarsi con noi altri et procuratori di detta opera prosequire ditta caxia et tanto in questa ne in altre parti circonuicini non ui essere arginteri habili à poter finire detta caxa>>.
[21] ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A di detto 13 aprile 1671 - E più onza una et tarì diciotto a Gioseppe di Fidi quali seli pagano per hauer andato accompagnare a Gioseppe Tuccio uno delli lauoranti di Mattheo Cauallo Argintiero messenese uenuto in questa città per finire la caxia del nostro glorioso protettore Santo Guilelmo nella città di Noto ad effetto di comprare rotula uenti setti onzi dudici et mezza di ramo per farne li chiomi seu zazzari delli quatro leoni che si hanno da ponere sotto la caxia di detto Glorioso sancto come in effecto si comprò detto ramo et si fundo con battersi nella suddetta città di Noto le forme di detti chiomi in piangia stante non ci essere in questa città operari ne stigli sufficienti di poter fondare et battere detto ramo cioè tarì 10 per loghiaro di una caluacatura et dui giornati seruicio per ditto di Tuccio tarì 6 per fundacazione et orgio per ditta caluacatura tarì 24 ad esso di Fidi soldato che andò con ditto di Tuccio cioè tarì 16 per suo uiagio et per ditti dui giouinotti et questo stante che noi altri semo obligati farne al ditto di Cauallo argintiero tutta la materia sufficiente per ditta caxia qui in Scicli appare mandato et atto di riceuuta per li atti di Notar Antonino Attardi – Carthia sindaco - tutti 4 giurati>>.
[22] ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A 16 di Aprile 1671 - et più onza una et tarì deci a Guglielmo (…?) quali seli pagano per loghero d’una casa doue dimorò per lo spazio di mesi sei Mattheo Cauallo Argintiero venuto in questa per per finire confettionare la caxia del nostro Glorioso Protettore San Guilelmo stante che ci obligammo darci a detto di Cauallo l’allogio gratis per starsi detto argentiero qui in Scicli appare mandato et attto di riceuuta per li atti di notar Attardi – Carthia sindaco - tutti 4 giurati>>.
[23] ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A di 16 di Aprile 1671 - Et più onzi deci e tarì sidici a Mastro Giacomo Dauid quali seli pagano tanto per prezzo di tanto ferro quanto per sua mastria per hauer fatto li quattro spiriti di ferro con uentiquattro ueti che mantengano li quattro leoni che stanno sotto la caxia d’argento del glorioso nostro Protettore San Guilelmo sopra li quali sta posata la ditta caxia et questo a magior gloria di detto santo e per la richiesta fattaci dalli populi et per facilitare la speditione di detta caxia atteso alle molte somme ui suno necessarie  et detto Santo non hauere nesciuna entrata da potersi supplire  et sta per uolta dell’elemosine di questo suo populo et uniuersità appar emandato di receuuta per li atti notar Attardi - Carthia sindaco - tutti 4 giurati>>.
[24] ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A di 16 di Aprile 1671 - Et più onzi quattro tarì uentiotto et grana deci a Leonardo Romeo quali seli pagano onze 1:15 per lo prezzo di tre migliaia di pannelli d’argento delli larghi onze 1:3 per tre libri di pannelli d’oro tarì 5 per lo prezzo di sei rotoli e mezzo di colla tarì 4:10 per lo prezzo di dodici  quinterni di carta di stangno et onzi 2:1 per sua mastria per hauer fatto et inargentato li quattro busti delli quattro  leoni di carta pista quali li porreno sotto la noua cassa di argento del nostro glorioso Protettore San Guilelmo et per hauer dorato otto puttini d’airamo le quali li porreno per guarnitioni di detta caxia giusta il modello fatto e per essere nouamente finiti et anche per hauer dorato li quatro  chiomi seu zazzari di ramo li quattro lingui et li quattro palatari di ramo di detti quattro leoni quali furono nuouamenti fatti et rumpusero per la festiuità prossima passata et questo stante la richiesta delli popoli li quali bramauano uedere la cumparsa di detta cassa detta festiuità secundo il modello di essa et per eccitare detti populi a maggior deuozione et cuntribuire cum elemosine la speditione di detta cassa appare mandato et atto di riceuuta per li atti di Notar Attardi  - Carthia sindaco - tutti 4 giurati>>.
[25] ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A di detto 2 di Giugno 1671 - Et più onzi trentotto et tarì sidici a fra Don Gaspare Cancilleri et Gioseppe d’Arizzi quali seli paggano come procuratori della caxa nouamente fatta d’argento del nostro Glorioso Padrone et Protettore San Guilelmo in uirtù di procura per li atti di Notar Francesco Ramundazzo di e per altri tanti per essi Procuratori corrisposti e pagati a Mastro Cavallo argintero messinese uenuto in questa per sequire detta caxa di argento si come si era obligato per atto in Notar Antonino Attardi che per complimento della mastria di tutto quello argento et ramo che detto di Cavallo lauorao et operao per detta caxa et ammontano di quilli onze 400 contributi di questa Vniuersità per la spedizione di detta caxa in uirtù di consiglio concluso a 8 di marzo 1671 confirmato da S.E. et Tribunale del R. P. come per lettere da questo P. a 20 d’aprile 1671presentate et esequte qui in Scicli a 11 di maggio 1671 appare mandato et atto di riceuuta per li atti di Notar Antonino Attardi - Carthia sindaco - tutti 4 giurati>>.
ASR/SM- AUS vol. 1522: <<A di 2° di decembre 1671 - Et più onzi sessanta all’Illustrissimo fra don Gaspano Cancilleri come procuratore della noua caxia del nostro Padrone et protettore San Guilelmo di questa città di Scicli in uirtù di procura alla atti del notar Francesco Ramundazzo dette onze sessanta quali seli pagano per altri tanti per esso Cancilleri quo superiore nomine spesi ed a spendersi per la noua caxia di argento di detto santo et dette onze 60 sono in conto di quelli onzi 400 promessi per questa Vniuersità per la speditione di detta noua caxia in uirtù del conseglio detento et concluso a 14 di marzo 1671 et confirmata da S.E. et tribunale del R.P. come per lettere date jn Palermo a 20 di aprili 1671 presentate et exequate in questa Città di Sicli a 11 di maggio 1671 appare mandato et atto di riceuuta in Notar Francesco Corbo - L’Aurifchi sindaco / Carthia / Mazzara / Giauatto>>.
[26] ASR/SM- AUS vol. 1511 - 26 giugno 1669 – riparazione strade lungo itinerario cassa San Guglielmo, mulino fiume lato – Santa Maria Billiemi – Madonna Scala – Scala Mulici: << a di 26 di giugnio 1669 - e più onzi trenta à Mattheo La Barca nostro uice sindaco quali seli paghano per altri tanti d’ordine nostro spesi per far conzare l’infraditte strate cioè onze 10 per hauer fatto accomodare lo passo sopra lo molino di fiumi lato per hauer cascato il dammuso della saia sopra il quale ci era il passaggio publico di tutto il contato e par altre conzature fatte in diuersi parti della detta strata di Modica e Scicli, onze 13 per hauer fatto accomodare la strata della madonna della Scala quale per il continuo passagio era disfatta e non si poteua acchianare ne à piedi ne à cauallo come pure per la andata che fa la cassa del nostro protettore San Guilelmo in detta chiesa et onze 7 a complimento di detti onzi trenta per hauer accomodato la strata et acchianata della madonna della Belliemi e questo per li multi reclami del publico et in beneficio e commodo di tutti li populi come il tutto costa al signor procuratore generale di questo stato et a noi altri giorati appare mandato et atto di riceuuta all’atti di notar Francesco Ramundazzo a di come sopra. Miceli sindaco. - e più onze diciotto e tarì dudici a Mastro Geronimo Bissi quali seli paghano per sua mastria di hauer fatto l’infraditte chianchate cioè una chianchata fatta nella strata che ua alla casuzza di san Guilelmo et hauer fatto in ditta strata pirriare un pezzo di timpa per allargare ditta strata per passare la cassa del glorioso corpo del nostro protettore San Guilelmo e per maggior commodità delli populi, un’altra chianchata uicino li casi di don Michele Rosa, un’altra chiancata fatta nella strata di santa Maria di Giesu et un’altra chianchata che ua alla chiesa del collegio e questo stante che l’inuerno non si poteua passare per la quantità di fanghi ne di notte ne di giorno e per essere strate principali doue sempre sole passare il santissimo Sacramento per communicare l’ammalati il tutto in seruicio del publico quai chianchate furono pianati per mastro Guilelmo Sudano a prezzo conuiniente eletto alla somma di onze uentisette e tarì diciotto e perché sici hauea pattiato douerci lassare la terza parte però seli paghano solamente onze 18:12>>
[27] CARIOTI, vol. II, p. 369:<<e per riuscire più agevole la conduzione di essa per le strade ch’ora è quella stessa, che in ogni anno gira con dentro le sacre reliquie del patrono.
[o qui c’è un errore del copista e dell’editore, o c’è una svista del Carioti stesso che con un salto  passa dal busto di argento alla cassa di argento usata per portarvi in processione le reliquie: è di questa che parla qui di seguito]
Avendo quella doppo tanti anni per la demolizione del tempio della Madrice nel ’93 vendutasi da’
signori giurati col consenso del real Patrimonio, di quale cosa ne fa ricordo negli atti del notar Girolamo Miccichè a 18 febbraio terza Indizione 1705 e in quelli del notar Guglielmo Giuca, 11 marzo undicesima Indizione 1703, e il prezzo di questo argento finissimo s’ebbe a erogare alla riedificazione della nuova chiesa non ancora terminata.>>
[28] NIFOSI’ PAOLO, L’urna del beato Guglielmo di Scicli, in Notiziario storico di Scicli, n. 1, pp.69-106.
[29] Notaio GIUCA GUGLIELMO 11 marzo XI 1703.
[30] ASR/SM- AUS vol. 1526:  <<n. 105 – espensione per diguastare la cascia di San Guglielmo. - A di 26 marzo 1703. Di più pagati ad Antonino Casa e Silvestro Palermo tarì uenti quali se li pagano per ragione di loro travaglio che come Argintieri feciro in hauer diguastato la Cascia vecchia del glorioso San Guglielmo causa di douersi il prezzo di quella impiegare alla fabrica della Matrice chiesa di questa Città oue resiede il suddetto glorioso Corpo. Appare mandato ed atto di ricevuta sotto il di come sopra. Ribbera Giurato / Salonia Giurato / Giavatto Giurato / Celestre Giurato / Arizzi Sindaco>>.
[31] ASR/SM- AUS vol. 1526: <<287 – Corriero – A di detto 1 agosto 1703 - Di più si fa esito esso Thesoriere di tarì 12 pagati a Giuseppe Beniamino e sono per ragioni di serviggio al suddetto … per hauer andato corriero circolare nella città di Modica e Ragusa e nelle terre di Chiaramonte Monterosso Vittoria Comiso Giarratana e Biscari dove portò lettera da sudetti Giurati alli Spettabili Giurati di sudette Città e terre acciò facessero promulgare con bando chi volesse comperare li rotoli 34 di Argento del glorioso San Guglielmo nostro Protettore il rame dorato e bronzo o tutto o parte di esso uenisse a far l’offerta in detta Città di Scicli auendoci designato otto giorni di tempo cioè dalla Vegilia di San Bartolomeo Apostolo per tutto il presente agosto tempo quale soglino venire a concorrere quantità di forasteri non solo per godersi la sollenità di detto Glorioso Santo ma ancora perché vi è la fera di bestiame panni e sete e ciò in esecuzione del Conseglio detento in questa Città di Scicli a 29 luglio 1703 come tutto costa dalle riposte minute dalli sudetti Giurati e mandato … d’esse conserbate a mazzo nell’officio del sudetto secretario ed eseguite per li atti del … Notar… Corbo appare mandato ed atto di ricevuta sotto il di come sopra. Celestre Giurato / Ribbera / Giavatto / Salonia / Arizzi Sindaco >>.
ASR/SM- AUS vol. 1526: <<302 – espensione per andata in Modica. A di detto - Di più si fa esito esso Thesoriere di onza una e tarì 18 pagati a Mastro Orazio (?) Carnimolla nostro Vicesindaco che seli pagano per altri tanti di esso per ordine nostro spesi nell’andata fece il Sign. suddetto Salonia uno delli Illustrissimi Giurati di questa nella città di Modica chiamato dall’Illustrissimo Signor Governatore  don Antonino Nigri  in virtù di ……. in detta città di Modica suddetta … per discorrere la materia … della Cassa vecchia del Glorioso San Guglielmo in conformità dell’ordine di …. e furono > 1:18 predetto di Carnimolla spesi per ragione di cavalcature soldati … lettica mangia con altri expensioni per servizio di tale andata fatta. Appare mandato ed atto di ricevuta. Tutti 4 li Illustrissimi Giurati. Arizzi Sindaco>>.
 
 
 
[32] In un lato è riportata questa iscrizione: PARS HAEC CONSTRUCTA AB ILLUSTRI MAGISTRATU ANNI 1754 D. ALEXIO SALONIA D. GUGLIELMO XIFO D. CAET.NO FICICHIA D. DIDACO PALERMO SENATORIBUS D. ANGILO GIOVATTO SIND. porta cioè i nomi dei quattro giurati e del sindaco che la fecero realizzare nel 1754.
Sull’altro lato si trova l’iscrizione ILL. D. CARMELUS BENEVENTANO IUDEX IURATUS D. IOANNES GRIMALDI IUDEX IURATUS 1758: questi sono i nomi di due giurati in carica nel 1758, gli altri due nomi saranno scritti sull’altro lato corto dove vi è raffigurato il feretro San Guglielmo sul carro con l’iscrizione ILL. D. PETRUS DE ZISA IUD. IUR. ILL. D. GUILELMUS BARO DE PENNA IUD. IUR. 1758. Quindi la base fu rifinita in due tempi.