domenica 18 marzo 2018

Equinozi e solstizi: smettiamola!


Per una di quelle caratteristiche legate alla variabilità della data della Pasqua tra qualche settimana vivremo una successione di feste: San Giuseppe, la domenica delle Palme, la Pasqua, San Guglielmo, e più avanti la Madonna delle Milizie. E qualcuno ritornerà a chiamarle “le feste di primavera”. E’ un’operazione quantomeno ambigua perché sarebbe un po’ come accomunare la festa dell’Immacolata, Natale e Capodanno definendole “le feste dell’inverno”. Confesso che sono stato e rimango allergico ad una definizione del genere perché non rende ragione assolutamente alla specificità di ognuna e alla diversa tipologia fra queste che solo per accidens si trovano collocate in questo periodo del calendario. E che, al di là della ingenuità o superficialità con cui qualcuno usa queste definizioni, da qualche altro sono intenzionalmente usate per oscurare la tipicità cristiana delle feste, cercando di collocarle in un contesto neopagano di culto della natura e di celebrazione dell’avvicendarsi delle stagioni. E’ un tentativo fatto in passato e che ogni tanto ritorna, anche in qualche pubblicazione locale, che cerca di negare la specificità dell’avvenimento cristiano credendo di individuare, dietro ogni festa, la presenza di precedente culto pagano legato ad una qualche divinità o, ancor meglio, a culti legati all’alternarsi del ciclo solare, di equinozi e solstizi, ad esempio, come qualcuno ancora si ostina a fare in riferimento alla festa del Natale, sforzandosi di provare le sue affermazioni con calcoli astronomici e riferimenti storiografici ma che rivelano solo una formazione ormai stantia e obsoleta superata già ampiamente anche dagli storici delle religioni più aggiornati. Già: l’aggiornamento! Quello che manca ad una certa intellighentia che non sa far altro che ripetere acriticamente tesi anticristiane ormai superate dalla stessa scuola marxista da cui provengono. Ripeto: aggiornamento. Perché al di là di ogni tesi preconcetta, basterebbe leggere un buon libro di archeologia biblica (a meno che non ci si limiti alla pseudo scientificità di riviste risibili come Focus) per venire a sapere che qualche decennio fa in una delle grotte di Qumran fu trovato un calendario dei turni delle classi sacerdotali al Tempio di Gerusalemme, che confrontato con altri dati alla mano, confermò tutte le date che il vangelo di Luca riporta in occasione del racconto della nascita di Giovanni il Battista prima e poi di Gesù. Non ripeterò qui i calcoli per non stancare i lettori, ma in pratica si dimostra che il turno che spettava a Zaccaria, padre del Battista, era da collocare nella terza settimana di settembre, tra i giorni 21-22: cosa che confermò la tradizione antica che collocava il concepimento del figlio Giovanni al 23-24 settembre. Da qui la nascita collocata al 24 giugno. Ed è da questa data che si ricavò l’annuncio dell’angelo a Maria, perché questi dice alla Vergine che è già il sesto mese di gravidanza della cugina Elisabetta: da qui il 25 marzo e da qui ancora il 25 dicembre. Con buona pace di chi parla di equinozi e solstizi e del Natale come cristianizzazione del culto del sole. Anche perché ricordo che le date, fissate secondo il calendario lunisolare ebraico, non coincidono col nostro calendario solare, altrimenti saremmo costretti ad ammettere che anche la festa ebraica di Chanuccha è una ebraicizzazione del culto solare e in verità è la memoria storica di un miracolo. Che l’uno e l’altra, a volte quasi coincidenti fra loro, poi si celebrino vicino alla data del 21 dicembre inizio dell’inverno è un accidens che non significa niente. Anche se poi un rabbino nella sua omelia potrà dire che la vera luce è quella del Creatore, e un papa avrà potuto dire che il vero astro sorgente a illuminare chi sta nelle tenebre del peccato, come afferma Zaccaria nel suo cantico riprendendo profezie bibliche antichissime, non è il Sole Invitto ma il Cristo Gesù. Ma tutto qui. E se io ora per San Giuseppe applicherò al Patriarca la citazione biblica del giusto che fiorisce come un giglio o che verdeggia lussureggiante come una palma, spero che a nessuno venga in mente di credere che la festa di san Giuseppe (che nessuno finora ha saputo spiegare perché nel Medioevo il professor Gerson alla Sorbona la fissò al 19 marzo e che magari era il suo compleanno) sia stata inventata per celebrare la primavera o da qualche sciclitano per arricchirsi vendendo balucu per la cavalcata. Per favore!

 

sabato 17 marzo 2018

Credo nella Chiesa


Credo nella Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.
Et unam sanctam cathólicam
et apostólicam Ecclésiam.
Confíteor unum Baptísma
in remissiónem peccatórum.
Et exspécto resurrectiónem mortuórum,
et vitam ventúri sæculi.
Amen.
Εἰς μίαν, Ἁγίαν, Καθολικὴν καὶ Ἀποστολικὴν Ἐκκλησίαν.
Ὁμολογώ ἓν βάπτισμα
εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν.
Προσδοκώ ἀνάστασιν νεκρῶν.
Καὶ ζωὴν τοῦ μέλλοντος αἰῶνος.
Ἀμήν.

1. Cristianesimo è esperienza di salvezza


C'è un principio in teologia che è anche principio per la spiritualità e per la catechesi: Actus credendi non terminat ad enuntiabile sed ad rem ipsam. Come dire: l'atto del credere non finisce nella enunciazione di cosa o in chi si crede, ma nella esperienza stessa dell'oggetto del credere.

L'atto del credere, cioè il mio cammino di fede, non finisce quando io comprendo che Gesù è il Signore e il Salvatore, ma quando io di questa stessa salvezza concessami in Cristo e per Cristo ne faccio una esperienza piena,completa, personale.

2. Sperimentare la salvezza nell’oggi della storia:


DOVE MI SALVO? COME MI SALVO?

La domanda soggiacente allora sarà: “Come posso ottenere la salvezza oggi?” (diamo qui per scontata la voglia di salvezza, anche se crediamo che il far prendere coscienza di dover essere salvati - e da che cosa - sia il vero problema della nuova evangelizzazione):  e meglio “Come e dove posso incontrare oggi il Cristo che mi salva?” La domanda non è oziosa, perché significa interrogarsi sulle esatte modalità della salvezza: la salvezza non è un gesto ripetitivo di Cristo ogni volta applicato ad un uomo diverso, la salvezza è l’evento pasquale compiuto “una volta per tutte (Ebrei 1). Si tratta quindi di trovare un “modo” che mi renda “contemporaneo” alla pasqua di Cristo: ora questo “modo” è la Liturgia.

3. la Chiesa: corpo di Cristo



1.     la dimensione trinitaria della liturgia: (dal Padre) -  Per Cristo - Nello Spirito - Al Padre

2.     dimensione sacramentale (legge dell’incarnazione): Cristo Dio-Uomo, sacramento(segno e strumento)  dell’incontro tra Dio e l’uomo.


·       A partire dalla pasqua-ascensione-pentecoste Cristo associa a sé i battezzati (= salvati) nel suo Corpo che è la Chiesa: tramite questo Corpo continua la sua missione salvifica nel mondo e nei secoli.

·       La Chiesa ha, analogamente a Cristo, una dimensione “teandrica” (umano-divina): come Cristo è sacramento del Padre, così la Chiesa è sacramento di Cristo.

e i sacramenti


LITURGIA E’ LA STESSA ECONOMIA SALVIFICA REALIZZATA NEL MISTERO PASQUALE.

·       Celebrando la Liturgia e i sacramenti la Chiesa santifica i fedeli: “Nella liturgia...con segni sensibili è significata e in modo proprio a ciascuno realizzata la santificazione dell’uomo...”

·       Con segni e simboli

- attenzione al linguaggio simbolico tratto dalla creazione (fuoco, luce, acqua), dalla vita umana (olio - unzione,  pane - frazione..., acqua - lavare), dalla stooria della salvezza (es. riti pasquali e la stessa Pasqua ebraica)

·       Con Parola e azione

- Legge dell’incarnazione: Verbo si fa carne

=> Importanza fondamentale della Liturgia della Parola

·       nello Spirito Santo

- lo Spirito opera nella creazione e nell’incarnazione, così opera nella liturgia: l’attualizzazione della salvezza è dovuta oggi alla epiclesi consacratoria.

Non c'è fede senza Sacramento.

Non c'è proclamazione di fede che non nasca dunque dalla Parola e dal suo accoglimento, ma che non si concluda nel Sacramento. 

Una evangelizzazione e catechesi che non sbocchi nella celebrazione sacramentale dà solo l'illusione di un cammino compiuto, che si arresta invece proprio davanti alla porta dell'esperienza della salvezza che pur vorrebbe favorire!

 

·       Il giorno del Signore: la Pasqua settimanale

4. La vita nuova in Cristo nello Spirito come liturgia

venerdì 16 marzo 2018

Credo nello Spirito Santo


Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre
[e dal Figlio].
Con il Padre e il Figlio
è adorato e glorificato,
 
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo in Spíritum Sanctum,
Dominum et vivificántem,
qui ex Patre
[Filióque] procédit,
qui cum Patre et Fílio
simul adorátur et conglorificátur,
 
qui locútus est per prophétas.
Καὶ εἰς τὸ Πνεῦμα τὸ Ἅγιον,
τὸ κύριον, τὸ ζωοποιόν,
τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον,
 
τὸ σὺν Πατρὶ καὶ Υἱῷ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον,
τὸ λαλῆσαν διὰ τῶν προφητῶν.

 


1. Procede dal Padre e dal Figlio


Ratzinger: <<E’ proprio del Padre dire Figlio. E’ proprio del Figlio dire Padre.

La fede nel Dio uno e trino non è altro che la spiegazione di ciò che avviene tra Padre e Figlio.

Non può esistere una bi-unità, poiché o rimane la contrapposizione, la dualità – e quindi non si giunge ad una unità reale – o i due si fondono – e quindi la dualità viene eliminata.

Padre e Figlio non diventano una-cosa-sola al punto da risolversi l’uno nell’altro, poiché l’amore si fonda su una reciprocità che non può essere superata.

Se ciascuno rimane se stesso ed essi non si superano reciprocamente, il loro essere una-cosa-sola non può consistere nell’essere ognuno per sé ma nella fecondità in cui ognuno si dona all’altro pur rimanendo se stesso. Essi sono una cosa sola per il fatto che il loro amore è fecondo a va oltre loro stessi. Nel Terzo, nel quale si donano, nel dono, essi sono insieme se stessi e una-cosa-sola.

Lo Spirito è il respiro del Padre e del Figlio>>

 


2. Lo Spirito Creatore


 

3. Lo Spirito Santificatore


 

4. Ha parlato per mezzo dei profeti: “anima la Parola”


5. La vita nuova nello Spirito


6. Lo spirito come nuova Legge


 

 

Senza lo Spirito Santo:

Dio è un essere distante,
Cristo è un personaggio del passato,
il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa è una semplice organizzazione,
l’autorità è dominazione,
la missione è propaganda,
il culto è evocazione,
l’agire cristiano è una morale da schiavi.

Ma con lo Spirito Santo e nello Spirito Santo:

l’Universo è elevato e supplica l’avvento del Regno di Dio,
la presenza del Cristo Risorto è riconosciuta,
il Vangelo è vita e potere,
Chiesa significa comunione trinitaria,
l’autorità è un servizio che libera,
la missione una Pentecoste,
la liturgia è memoriale e anticipazione del mistero,
l’agire umano è divinizzato.

 

giovedì 15 marzo 2018

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo.


 
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio,
Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
*******
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Et in unum Dóminum Iesum Christum,
Filium Dei unigénitum
et ex Patre natum ante ómnia sǽcula:
Deum de Deo,
Lumen de Lúmine,
Deum verum de Deo vero,
génitum, non factum,
consubstantiálem Patri:
per quem ómnia facta sunt;
 
*******
qui propter nos hómines et propter nostram salútem, descéndit de cælis,
et incarnátus est de Spíritu Sancto
ex Maria Vírgine
et homo factus est,
crucifíxus étiam pro nobis sub Póntio Piláto, passus et sepúltus est,
et resurréxit tértia die
secúndum Scriptúras,
et ascéndit in cælum,
sedet ad déxteram Patris,
et íterum ventúrus est cum glória,
iudicáre vivos et mórtuos,
cuius regni non erit finis.
Καὶ εἰς ἕνα Κύριον Ἰησοῦν Χριστόν, τὸν Υἱὸν τοῦ Θεοῦ τὸν μονογενῆ,
τὸν ἐκ τοῦ Πατρὸς γεννηθέντα πρὸ πάντων τῶν αἰώνων·
 φῶς ἐκ φωτός,
Θεὸν ἀληθινὸν ἐκ Θεοῦ ἀληθινοῦ, γεννηθέντα οὐ ποιηθέντα,
ὁμοούσιον τῷ Πατρί,
δι' οὗ τὰ πάντα ἐγένετο.
 
*******
Τὸν δι' ἡμᾶς τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τὴν ἡμετέραν σωτηρίαν κατελθόντα ἐκ τῶν οὐρανῶν
καὶ σαρκωθέντα ἐκ Πνεύματος Ἁγίου καὶ Μαρίας τῆς Παρθένου
καὶ ἐνανθρωπήσαντα.
Σταυρωθέντα τε ὑπὲρ ἡμῶν ἐπὶ Ποντίου Πιλάτου, καὶ παθόντα καὶ ταφέντα.
Καὶ ἀναστάντα τῇ τρίτῃ ἡμέρα
κατὰ τὰς Γραφάς.
Καὶ ἀνελθόντα εἰς τοὺς οὐρανοὺς
καὶ καθεζόμενον ἐκ δεξιῶν τοῦ Πατρός.
Καὶ πάλιν ἐρχόμενον μετὰ δόξης
κρῖναι ζῶντας καὶ νεκρούς,
οὗ τῆς βασιλείας οὐκ ἔσται τέλος.
 

 

1. Dio nessuno lo ha mai visto…


l’uomo alla ricerca di Dio

 

2. Il Figlio che sta nel seno del Padre ce ne ha fatto l’esegesi


*        il Figlio rivelatore del Padre

*        sappiamo chi è il Padre solo attraverso quello che ci ha detto il Figlio nello Spirito

Ø  il Dio-con-noi

Ø  l’offerta di una amicizia

Ø  per grazia

 

3. A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio


*    Rivelazione come salvezza

 

4. Io sono la via la verità e la vita: la pretesa inaudita


v    Il desiderio della vita (come superamento della morte) e il fallimento del peccato

v    il riscatto dal peccato: ecco l’agnello di Dio che toglie (=prendendolo su di sé) il peccato del mondo

*      Cristo: più che un modello, ideale di vita, un filantropo, più che un filosofo o un maestro di saggezza, più che il fondatore di una morale o di una religione, più che un superman, un taumaturgo,

*      Cristo non è solo via (non insegna solo un metodo di vita), non è solo verità astratta (la sola conoscenza intellettuale è unicamente gnosi), non è solo una vita diversa (andremmo dalla moda alla magia alla prassi abitudinaria o superstiziosa)

*      Cristo non ci indica qualcosa fuori da se stesso: ci indica se stesso!

*      Cristo “luogo dell’incontro” tra Dio e l’uomo: <<Al di fuori di Cristo non c’è salvezza>>

v In Cristo verbo incarnato / Dio – uomo si realizza l’amicizia tra Dio e l’uomo: l’uomo nell’obbedienza della fede accoglie Dio e Dio riscatta (=redime) l’uomo dal suo fallimento restituendogli una nuova possibilità di vita.

v la resurrezione: come “prova”

ü  della credibilità della rivelazione del Padre nel Figlio per la potenza dello Spirito

ü  della concerta possibilità di una vita nuova

mercoledì 14 marzo 2018

Credo in un solo Dio


 
Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
(lett. onnnireggente, sostenitore di ogni cosa)
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in unum Deum,
Patrem omnipoténtem,
 
Factorem cæli et terræ,
visibílium ómnium et invisibilium.
Πιστεύω εἰς ἕνα Θεόν,
Πατέρα, Παντοκράτορα,
 
 
ποιητὴν οὐρανοῦ καὶ γῆς, ὁρατῶν τε πάντων καὶ ἀοράτων.

In principio è lo stupore!


Aristotele: ogni conoscenza comincia dallo stupore => Einstein: chi ha perso la capacità di stupirsi è morto nell’anima

Il “sano realismo” cristiano


Il più grande miracolo? la creazione!

Intelligenza o stupidità?


cfr. Sapienza – Inizio Lettera ai Romani: dalle creature al Creatore = Keplero: quando studio le leggi dell’universo è come se stessi toccando Dio con le mie mani

Dio: il fondamento, “sostenitore nell’essere di ogni cosa”


“mandi il tuo spirito e sono creati” - “togli il tuo e ritornano alla polvere”

cielo-terra/ visibili – insisibili = polarità per dire il tutto: o l’Essere o il nulla cfr. Atti 17: discorso di Paolo all’Aeropago

Dio: o del senso dell’esistente


“senso”: dell’origine, così come del fine : A – Ω => uni-verso = un Dio “uno” “unico”

Dio – Padre


L’alterità di Dio: sanctus /qadosh = non si confonde col creato

Dio è una sostanza “amorfa” ma “persona”: un Tu con cui poter entrare in relazione

La “paternità” di Dio è a fondamento della libertà dell’uomo: la “figliolanza” è la radice della vera umanità

La fede


*      la percezione del senso dell’Essere, dello scopo della vita, di un fine per cui vale la pena vivere

*      la percezione che l’essere non ci appartiene: ci è dato come dono

*      credere non è “opinare” ma dire: “io ho fiducia in te”, è fidarsi. <<la fede cristiana è “trovare un Tu che mi sorregge, e che, nell’incompiutezza e nella profonda inappagabilità di ogni incontro umano, mi accorda la promessa di un amore indistruttibile, che non solo aspira all’eternità, ma ce la dona. La fede cristiana vive del fatto che non solo esiste obiettivamente un senso della realtà ma che questo Senso mi conosce e mi ama, sicchè io posso afidarmi a lui con l’atteggiamento del bambino, il quale sa che tutte le sue domande trovano sicurezza nel “tu” della madre>> (J. Ratzinger)

La vita


v  Io sono il Signore tuo Dio: non avrai altri dei di fronte a me

v  Non ti farai “fasullo” alcuno

v  non mi userai invano

*      solo l’adorazione protegge l’uomo dalla dittatura dei fini e dalla schiavitù degli idoli

Per la revisione di vita


ü  Non esiste l’ateo, ma solo l’idolatra: << Avere un Dio significa avere un Dio non significa altro che fidarsi di lui con tutto il cuore e a lui credere con tutte le forze e che soltanto questa fiducia e fede del nostro cuore fanno entrambi : Dio e l’idolo>> (M.Lutero) => in cosa confidiamo noi?denaro?potere? reputazione? opinione pubblica? sesso? ….Ri poniamo in Lui la nostra fiducia? nei calcoli che facciamo nella nostra vita egli rientra come realtà?

ü  la hybris come rifiuto della figliolanza:<<Non è morto Dio bensì ciò che nell’uomo costituisce la premessa perché Dio viva nel mondo: la figliolanza>> (J. Ratzinger)

*      Preghiamo: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il Tuo Regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra

mercoledì 27 dicembre 2017

E TUTTI FURONO SAZI

 
 
Lectio divina sulla moltiplicazione dei pani

 


1. LECTIO


 


1. Il testo


ü  Gesù si ritira in disparte

ü  Mc: in un luogo solitario Mt: in un luogo deserto

ü  con i suoi discepoli

ü  la folla se ne accorge e li segue cfr. Gv: e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 

ü  Mc: si commosse per loro, perché erano COME PECORE SENZA PASTORE, e si mise a insegnare loro molte cose. 

cfr. Mt: sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Lc: Egli le accolse [compassione] e prese a parlar loro del regno di Dio[= insegnare] e a guarire quanti avevan bisogno di cure. 

Gv: Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere [= insegnare] con i suoi discepoli. 

ü  Si fa sera

ü  i discepoli gli si avvicinano pregondolo di congedare la folla perché vadano a comprarsi da mangiare essendo in un luogo solitario/deserto

ü  Gesù risponde: “date voi stessi da mangiare”

ü  l’equivoco: Mc: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». => Quanti pani avete?

cfr. Lc: «Non abbiamo che CINQUE PANI E DUE PESCI, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente»

v  la provocazione: Gv: Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 

ü  rispondono: «CINQUE PANI E DUE PESCI»

cfr. Gv: «C'è qui un ragazzo che ha CINQUE PANI D'ORZO E DUE PESCI; ma che cos'è questo per tanta gente?». 

ü  Lc: Ed egli disse: «Portatemeli qua».

ü  fa sdraiare gli uomini come aiuole a terra

ü  sull’erba cfr. Gv. molta erba

ü  Mc: erba verde

ü  Mc: a gruppi di 100 e 50 cfr. Lc: a gruppi di 50

ü  Gv:  Era vicina LA PASQUA, la festa dei Giudei. 

ü  Gesù prende i 5 pani e i 2 pesci

ü  leva gli occhi al cielo

ü  pronunzia la benedizione cfr. Gv: dopo aver reso grazie

ü  Mc – Mt – Lc : spezzò i pani

ü  li diede ai discepoli perché li distribuissero

ü  + Mt e i discepoli li distribuirono alla folla

v  Gv: li distribuì a quelli che si erano seduti,

ü  Mc: e divise i due pesci fra tutti. cfr. Gv: e lo stesso fece dei pesci

ü  tutti mangiarono e si saziarono cfr. Gv: finché ne vollero. 

v  Gv: E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 

ü  portarono via 12 ceste di pani avanzati

ü  Mc: anche dei pesci. 

ü  Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. + Lc: circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

ü  NOTA – Mc: Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. 15 Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16 E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». 17 Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19 quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20 «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21 E disse loro: «Non capite ancora?».

cfr. Mt: Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?». 

12 Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.

v  Gv: Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero IL PROFETA che deve venire nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

v  Gv:  Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».  Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».  Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».

 Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;  il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».  Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.  Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».

Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.  Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima?  È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».

Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 

 


2. Il contesto storico-biblico


 


1. Il cammino dell’esodo e la fame del popolo


La lamentela del popolo: “ci hai condotti nel deserto per farci morire di fame!”

 


2. I pani e la manna


Es 16,4 Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no.

Sapienza 19,12: poiché, per appagarli, salirono dal mare le quaglie.

 


3. La prova


Il popolo tenta Dio – Dio tenta il popolo

cfr. appena cominciarono a masticare le quaglie si accese l’ira di Dio

cfr. Le tentazioni di Gesù: cita Dt <<non di solo pane vive l’uomo ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio>>

 


4. Eliseo


2 Re 4,42 Da Baal-Salisa venne un individuo (ragazzo/servo: “picciotto”), che offrì primizie all'uomo di Dio, venti pani d'orzo e farro che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». 43 Ma colui che serviva disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Quegli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: Ne mangeranno e ne avanzerà anche». 44 Lo pose davanti a quelli, che mangiarono, e ne avanzò, secondo la parola del Signore.

 


3. La rilettura profetica e la riflessione rabbinica


 


1. La Parola/Torà/Insegnamento come “manna/pani” discesa dal cielo


Es. 16,4: <<Ecco sto per far piovere per voi pane dai cieli>> cfr. LXX <<artous = pani>> Vulgata <<panes>>

 


2. Quale fame? Fame della Parola


Amos 8,11 Ecco, verranno giorni, - dice il Signore Dio - in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d'ascoltare la parola del Signore.


Isaia 55,2 Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.

Proverbi 9, 1 La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne. 2 … e ha imbandito la tavola. 3 Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: … essa dice: 5 «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato.

 


3. La Pasqua messianica: il tempo messianico del nuovo esodo con il nuovo Pastore


“La condurrò nel deserto, là parlerò al suo cuore”

 


2. MEDITATIO


 


1. La “compassione” per le folle:


Nota: Gesù commosso perchè erano come pecore senza pastore prese a insegnare (Gv: siede)

non è il popolo che si lamenta per la fame (non c’è un Mosè da cui andare per lamentarsi)

è Gesù che prende l’iniziativa e coinvolge gli apostoli: “date voi stessi” “dove troveremo…”

In realtà la gente sarebbe potuta andare a comprare pane nei villaggi vicini: MA Gesù non vuole che si nutrino di altri pani: Gesù sta preparando la prova e il segno  CHE è LUI il vero PANE/PAROLA, è Gesù che provoca il miracolo.

 


2. Gesù come il Profeta atteso (nuovo legislatore più che Mosè), il buon pastore:


Nota: Il Pastore d’Israele: Gesù riunisce, guida e nutre le pecore disperse di Israele

Numeri 27,15 Mosè disse al Signore: 16 «Il Signore, il Dio della vita in ogni essere vivente, metta a capo di questa comunità un uomo 17 che li preceda nell'uscire e nel tornare, li faccia uscire e li faccia tornare, perché la comunità del Signore non sia un gregge senza pastore».


 

Ez 34, 11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. 12 Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 13 Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. 14 Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d'Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d'Israele. 15 Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio.  … 23 Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; 24 io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato. 25 Stringerò con esse un'alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive, cosicché potranno dimorare tranquille anche nel deserto e riposare nelle selve.

 

Zaccaria 10, per questo vanno vagando come pecore, sono oppressi, perché senza pastore.


l’erba (siamo in primavera, Pasqua) verde: “in pascoli erbosi mi conduce…”

il banchetto: sdraiati per terra in cerchio (in forma di aiuole)

a gruppi di cento e di cinquanta:

Esodo 18:25 Mosè scelse fra tutto Israele degli uomini capaci e li stabilì capi del popolo: capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine.


 

Gesù il profeta escatologico che parla davvero in nome di Dio (le sue parole si realizzano):

Gv 6, 14: «Questi è davvero IL PROFETA che deve venire nel mondo!».

Dt 18,15 Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto. 16 Avrai così quanto hai chiesto al Signore tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: Che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia. 17 Il Signore mi rispose: Quello che hanno detto, va bene; 18 io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. 19 Se qualcuno non ascolterà le parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. 20 Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire. 21 Se tu pensi: Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detta? 22 Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l'ha detta il Signore; l'ha detta il profeta per presunzione; di lui non devi aver paura.

 

12 ceste di pani: le tribù di Israele

 

3. Dalla commozione alla cura:


1. l’insegnamento


2. le guarigioni


3. il pane


4. il pane super-essenziale


 

 


3. CONTEMPLATIO


 


1. Non avete compreso?


Nota: Nei sinottici: è un miracolo ma manca la reazione della folla

apostoli: Non avete compreso?

lievito  dei farisei = insegnamento/dottrina dei farisei

2. Chi è il pane vero?


Gv: E’ Dio che da il pane vero (non Mosè diede la manna)!

VERBUM CARO FACTUM EST

 


3. La Parola e l’Eucaristia


Gesù è la Torà/parola di Dio scesa dal cielo e fatta carne (uomo)

“masticare” la Parola

dal segno alla realtà: procurarsi il cibo che non perisce, cibo che nutre per la vita eterna

manna = cibo che perisce, i padri morirono!

 


4. La chiesa:


il luogo della compassione

il luogo in cui continua la distribuzione del pane/Parola/Eucaristia

5. I discepoli


Gesù fa compartecipi della compassione per le folle i discepoli

solo il Cristo sfama (in Gv spezza e distribuisce, come un buon padre di famiglia), ma i discepoli sono associati nella distribuzione

=> l’annunzio

=> la carità

=> la dimensione escatologica

4. ORATIO


Benedizione


Ringraziamento


Supplica


Intercessione


Lode