mercoledì 11 aprile 2012

AD MULTOS ANNOS SANTITA'

Il Papa si avvicina al compimento dell'ottantacinquesimo anno di età.
E ci ha fatto dei regali stupendi.
La predica della messa crismale dimostra come Benedetto XVI tiene saldamente il timone della Chiesa, nonstante siano in tanti a non volerlo o a tentare di far credere che non sia più in grado di farlo.
Con garbo e dolcezza di padre, ma con la stessa fermezza che un vero padre deve avere quando occorre ha detto no all'appello alla disobbedienza che partito da un prete dell'Austria sta trovando seguaci in Nord Europa, nel silenzio dei vescovi interessati.
Stranamente i vescovi si lamentano del centralismo romano e vorrebbero avocare a sè tutti i poteri possibili ed immaginabili, relegando il Papa in un ruolo ideale di rappresentanza senza più vera voce in capitolo: poi però sono sempre gli stessi vescovi a tenere paurosamente chiusa la bocca quando occorre proteggere il gregge dei fedeli dall'attacco dei lupi: in questo caso allora meglio che a fare il duro sia Papa, così se qualcuno reagisce, ci si può subito tirarsene fuori!
E' per questo che davanti all'ignavia di tanti vescovi la mia prima reazione è stata quella di esclamare - mi si scusi l'apparente volgarità del termine - "abbiamo un papa con le palle!!!"
Un papa coraggioso, che non teme di attirarsi addosso gli strali di tanti cattolici, di fatto già passati tra le file di un protestantesimo a la carte.
Aveva già parlato in modo forte in occasione del concistoro, nelle due lectio ai seminaristi e ai parroci di Roma: adesso il suo no chiaro al sacerdozio alle donne e il rifiuto di stare a mercanteggiare sulla fede e le scelte pastorali ha fatto apparire l'atteggiamento di tanti per quello che è: una rottura della communio ecclesiale nella disobbedienza di fatto al magistero ecclesiale, seppur ammantato di amore per la chiesa.
Ma lo stesso amore per la chiesa non potrà mai sostituire l'amore per la verità.
Per questo ha indicato a tutti l'unica via possibile del vero rinnovamento ecclesiale: la via della conversione e della santità personale.
I veri riformatori della Chiesa sono i santi!
E giacchè l'esperienza della fede ecclesiale si vive nella liturgia, specie l'eucaristia, forma essa stessa della Chiesa, il Papa ha lanciato altri due forti segnali a vivere la Messa realmente come la fons ed il culmen della vita cristiana. E perchè lo sia sempre più bisogna recuperare la dimensione contemplativa, l'adorazione; bisogna ritornare ad inginocchiarsi davanti all'eucaristia, perchè la comunione diventi realmente l'espressione dell'incontro con Qualcuno e non la semplice condivisione di un pasto sacro.
E poi la celebrazione dell'eucaristia stessa non è il risultato di un bricolage in cui ognuno si ordina il rito come meglio gli aggrada: il no del papa è contro ogni creatività selvaggia, ma anche contro l'archeologismo liturgico giudeizzante dei neocatecumenali che finalmente ha sottoposto ad un giudizio critico da parte dei dicasteri competenti.
Bene ha fatto il papa in questi suoi interventi.
Era ora.
E il papa deve sapere che siamo con lui.
Il suo coraggio ci da coraggio.
E magari di fargli il più bel regalo da lui atteso per il suo compleanno: la celebrazione eucaristica ad orientem o almeno ad crucem e la comunione sulla lingua, in piedi o in ginocchio, ma mai più sulla mano?
Solo gesti formali? Non dimentichiamo che la forma contiene sempre la sostanza!
E dunque, grazie, santità!
E auguri: Dio lo conservi ancora a lungo fra noi, ne abbiamo bisogno!
AD MULTOS ANNOS PAPA BENEDETTO!

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