Mi sono fatto da solo una torta con un
rimasuglio di colomba pasquale e le candeline sopra per dire che anche in tempo
di epidemia non può mancare il rispetto per noi stessi e che si deve pur
continuare a cogliere ogni piccola gioia che la vita ci offre. Ma soprattutto
per reagire ad una specie di mainstream che si è diffuso e temo si possa
diffondere sempre di più sul modo di vivere questo periodo. Non voglio entrare
in polemica con nessuno né entro nel merito dei provvedimenti più o meno
appropriati. Ma vorrei andare alla radice. Che è la libertà interiore che
ognuno di noi deve avere e conservare al di là di ogni situazione esterna. Io
mi sono sentito sempre libero e mi sento libero a casa e fuori. Si può essere
liberi in un carcere e prigionieri di se stessi anche nella massima libertà esteriore.
Paradossalmente ho visto lamentarsi persone che si sentivano private delle
relazioni con lo stare in casa quando per esperienza personale in tempi normali
ho sperimentato la loro chiusura e incapacità di relazione e apertura umana.
Chi avrebbe impedito loro in tempi normali di avviare percorsi di amicizia e di
dialogo? A meno che non ci si lamenti del fatto di non poter uscire perché
uscire, più che la ricerca di rapporti, è anzitutto fuga da se stessi,
dall'obbligo di pensare, di farsi le grande domande.
Ti lamenti di essere coartato? Ma chi ti
impedisce di riflettere? Di pensare? E se credi, di pregare? Anche qui,
paradossalmente si lamenta della chiusura delle chiese gente che non proprio
faceva la fila le domeniche per venire a messa. Quando anche questo potrebbe
essere un modo per recuperare il vero senso dell'esperienza di fede. Nei primi
quattro secoli i cristiani non ebbero chiese e in Unione sovietica il
cristianesimo è rimasto a dispetto di chiese e icone bruciate. Non lamentiamoci
di essere coartati a casa. E magari, se pensi che da un giorno all'altro il
prossimo contagiato potresti essere tu, magari approfittane per fare le cose
che non hai fatto, dire le cose che non hai detto: abbracciare e dire "ti
voglio bene" ai tuoi cari, ai tuoi amici, o magari chiedere perdono...
pensieri macabri? No, liberatori, perché umani. Io ieri non potendo far altro
ho offerto virtualmente un pezzo di colomba pasquale secca ai miei amici (molti
dei quali virtuali) per dire loro semplicemente grazie perché ci siete. Perché
il virus passa. Solo l'amore resta.
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